Roma: Nuova Oggettività 16 aprile 2011 Verso Heliopolis *from Sandro Giovannini

 

Miro Renzaglia ha chiesto di eliminare la parola manifesto dall’iniziativa, poiché ritiene che implichi un progetto necessariamente definito in dettagli precisi e interamente condiviso da tutti, caratteri che non riscontra affatto negli interventi fino ad ora ascoltati. Sottolinea l’irriducibilità dei parametri di molti che pur conosce da tempo e di altri di cui ha ascoltato attentamente le tesi e si ripromette di partecipare al libro in fieri per la parte specificatamente poetica…


Enzo Cipriano ha ricordato l’importanza dell’iniziativa che deve tornare ad unire e che prevede un progetto da costruire insieme. Conosciamo da sempre le nostre differenze ma “…anzitutto… è doveroso tentare di fare qualcosa, e per questo l’iniziativa è fondamentale di per se stessa, è da trent’anni che ci si divide tra guelfi e ghibellini, tra destri e sinistri, tradizionalisti e futuristi…”. Ha quindi ripercorso la propria esperienza di editore che ha visto l’esordio di molti degli attuali politici che si sono rivelati, una volta al potere, per nulla coerenti. Invita a ad un rinnovamento del linguaggio mantenendo viva la Tradizione.


Leonardo Clerici ha invitato a guardare anche al mondo mussulmano, a non storicizzare il mito e a superare definitivamente il modello di riferimento tedesco. Avendo a lungo studiato la metafisica di Averroè può sostenere che la struttura fondante del pensare mediterraneo, di cui noi siamo solo un riflesso, sia la migrazione, fondamentalmente perché è l’atto di trasmigrare, l’atto metempsicotico, l’atto platonico. Ha richiamato l’estro innovativo del futurismo, come messa a zero, invitando ad abbandonare ancora e sempre lo storicismo e rispettando invece in profondità l’atto sacro del pensare e del creare, che si rivolge contro gli idoli della storia… oggettivare… quindi, ma facendolo “…non creando l’idolo, ma abbattendo l’idolo, affinché l’atto di offerta del pensare sia sempre atto di culto in quanto azione metafisica, in quanto “mitodologia”…


Antonio Caracciolo ha ricordato come tutte le iniziative nelle quali di recente è stato coinvolto, ultima quella dell’Appello alla Nazione, dimostrano la voglia di tutti di confrontarsi e aggregarsi, che è una esigenza esistenziale che la comunità di popolo comunque prima o poi avverte, come Schmitt insegna.


Ubaldo Villani-Lubelli ha invitato a ritrovare un modello di riferimento per la specificità dell’area in cui riconoscersi, perché abbiamo come dovere primario un principio di solidarietà con le generazione future… L’individuo può ancora trovare un ruolo all’interno di dinamiche politiche se si àncora ad un principio comunitario… Ha dato la sua disponibilità a collaborare e sostenere concretamente il progetto…


L’intervento di Ferdinando Menconi ha richiamato convintamente l’evidenza delle differenze, nello specifico sottolineando come personalmente si senta semmai partecipe della visione che individua la trasmigrazione come un fenomeno di polarità verticale, che dal Nord primieramente proceda verso il Sud, se anche si possono individuare, nella migliore delle ipotesi, tutti assieme e con grande chiarezza, possibile conciliazione di orientamento, di progetto e di durata…


Antonio Saccoccio ha ribadito l’intento del progetto di trovare punti di accordo e non elementi di distanza. Soprattutto quello che ci può unire è il comunitarismo… Tutto comunque avviene sempre tramite il sistema della mediazione pensiero/azione. Recuperare il pensiero/azione è quindi lavorare come artisti, per mettere in crisi tutto ciò che accade e questo è autentica avanguardia.


Alessandro Guzzi ha richiamato l’importanza della Tradizione per arginare lo sbilanciamento cui oggi assistiamo, come può avvenire nella comunità ecclesiale con il recupero della messa di rito antico. Da artista: “…germogliare invece che finire in cenere…”


Teodoro Klitsche de La Grange nel parlare di costituzione materiale e di costituzione formale, ha fatto l’esempio di come la costituzione americana sia stata cambiata dalla guerra civile (dalle armi) e come questa evenienza oggettiva sia stata registrata, nei fattori sangue, suolo, dimensioni geostrategiche, da Schmitt ovviamente molto prima che da Asor Rosa, e che nel pensiero borghese l’oggettivo si sia trasformato fino a divenire la kelseniana coscienza soggettiva dell’interprete… e che in tal modo l’oggettività della nostra costituzione non possa che far riferimento segreto e profondo alle necessità delle potenze vincitrici…Jalta docet…


Giuseppe Casale ha detto che l’unica potenzialità non è dividersi ma ritrovarsi sul destino, e che il metodo è non il criterio di rivalsa, cioè il sottolineare il proprio supposto identitario, ma il criterio sull’identità progettuale, operativa…


Umberto Bianchi ha ricordato come il primato della tecnocrazia abbia superato marxismo e fascismo… che una vera nuova oggettività dovrebbe consistere nell’accettare il nichilismo come un dato, da cui partire per resettare lo stesso mondo del nichilismo. Quindi operare contro l’economicismo significa non nutrire più il mondo del PIL, non nutrire più la tratta degli schiavi, non nutrire più l’illusione dello sviluppo infinito… abbandonando l’Europa per alleanze a geografia variabile…


Giuseppe Di Gaetano ha sottolineato che la marginalità attiva può ancora compiere un prodigioso lavoro e che una intesa come quella in cantiere è cosa utile e produttiva di effetti da non sottovalutare…


Francesco Mancinelli ha richiamato l’attenzione sul fatto che il nostro personaggio non è più percepito come predatore, come tentazione sinistra, e che, paradossalmente invece, è proprio il fuoco amico a definirla il pericolo peggiore, in questo senso gratificandola. Ma questa gratificazione surrogata è debole di forza ed infruttifera... Invita a trovare una comunicazione che mentre dia delle scosse salutari funga da cinghia di distribuzione dei nostri nuovi messaggi e sia in grado di raggiungere tutti e ad usare come modello di riferimento non Cicerone ma Catilina. Ha ricordato come le élites dell’Ottocento si seppero sacrificare in prima persona e chiede di tornare a trasgredire, a farci percepire al nemico, che non è l’altro, ma il nulla che ci circonda.


Vittorio De Pedys ha segnalato come la concentrazione del potere stia aumentando, ma nonostante ciò si è dichiarato ottimista, sia perché l’autoconsapevolezza del nulla è ormai ampiamente diffusa, sia perché vede ancora spazi da conquistare, enzimi di potenzialità future, domande (sia pur senza ancora risposte) ove prima c’era solo acquiescenza totale… tutte iniziative piratesche che lasciano ben sperare, come quelle di Casa Pound, o dei tanti cenacoli attivi e che hanno forti centri motorii… si tratta di mettere tutto ciò in connessione…


Guglielmo Lolli Ghetti ha sottolineato come una operazione del genere sia benemerita ma che richieda una decisa organizzazione economica a pena di invalidazione…


Luciano Pirrotta ha richiamato tutti più che a cavalcare la tigre ad infiltrare la tigre, cercando di divenire antagonisti sul serio, non come la mosca cocchiera, inutile a se medesima se non a chi la porta…


Alcuni come Elisabetta Oggero, Federico Gizzi, Gabriele Marconi ed altri cari amici, hanno preferito ascoltare tutti gli interventi e riservarsi osservazioni e commenti successivi...


E’ seguito poi un dibattito tra tutti i presenti, che si è concluso alle 20.00 circa, senza interventi di chiusura se non con i ringraziamenti di Giovanni Sessa a tutti i presenti e con l’impegno a proseguire il confronto e a tradurlo in iniziative concrete.