PpF/M5Stelle Un Ospedale per i Liberi Pensionati di Natascia Guiduzzi

 
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Oggi sono stata a Ferrara invitata dal mio caro amico Valentino Tavolazzi (Cons. comunale per il Movimento 5 stelle) a raccogliere le firme per evitare che l’ospedale della città, il Sant’Anna, sia spostato a 10 km dal centro cittadino. La follia degli amministratori di Ferrara li ha portati a costruire questo colosso in una zona paludosa che dovranno tenere asciutta con delle idrovore spendendo 1 milione di euro l’anno, chiudere l’ospedale nel centro della città, allontanare l’ospedale dai malati. Una marea umana ci ha travolti. Tutti volevano firmare, per far valere la loro volontà: lasciare l’ospedale e il suo pronto soccorso dove si trova adesso. Tutto bello, particolarmente per me. Perché? Perché oggi ho fatto una delle esperienze più importanti della mia vita.

A fine mattinata qualcuno mi chiama e mi dice che in un pensionato vicino a dove mi trovavo, delle ospiti volevano firmare; così, accompagnata dal mio caro amico Ivan Brunetti, andiamo.
Suoniamo il campanello e una ragazza dagli occhi dolci ci fa entrare: è una assistente, ragazza ucraina, alta, gentile, pulita, generosa.
Ci porta di stanza in stanza in questo edificio secolare che ospita decine di “signorine” di una età compresa fra i 70 e i 96 anni. Le stanze sono piccole, quasi dei loculi, alcune buie buie, alcune con tanta luce, dove c’è il posto solo per il letto, una poltrona, un armadietto, la televisione. Ovunque fotografie di una vita trascorsa: mariti già morti, figli lontani, nipoti. Alcune foto sono vecchissime, forse rappresentano la mamma o il papà. Tutta la loro vita è dentro quella stanzetta che gli è stata assegnata. Le “Signorine” sono lì dentro, chi sul letto, chi sulla poltrona, chi guarda la tv, chi dorme, chi prega, chi pensa a chissà che, chi ha semplicemente lo sguardo perso nel vuoto.
L’assistente spiega a ciascuna di loro perché siamo lì e tutte ci accolgono con entusiasmo, ci spiegano che nessuno pensa a loro, nessuno le ascolta, nessuno chiede mai la loro opinione, nessuno gli ha chiesto se per loro va bene spostare l’ospedale così lontano. Proprio loro che sono piene di dolori alle gambe, alla schiena, al cuore, la pressione alta o bassa, sono sorde, cieche, sole, vecchie.
Una di loro con gli occhi svegli mi prende la mano e la stringe forte, la sua è morbida, ferma, saggia. Mi dice con tono dolce: “Sa Signorina, noi non contiamo più niente. Non ci sono i soldi per far studiare i giovani, crede che ci siano per noi? Voi siete angeli a venire qui e io firmo con entusiasmo, anche so che la mia volontà non interessa a nessuno. Cosa importa al sindaco se l’ospedale è troppo lontano e noi moriamo prima di arrivare? Crede che mi avrà sulla coscienza? Non credo. A lui non importa nulla di noi”.
In ogni stanza le signorine ci riempiono il viso di baci, come se davvero nel silenzio di quelle stanze fossero arrivati degli angeli che raccolgono la loro volontà. Io a spento trattengo le lacrime per tanto calore umano. Mi sento come se qualcuno mi avesse catapultato nella realtà, a toccare con mano il dolore, la solitudine, la vecchiaia, per capire cosa significa avere un ospedale per quelle donne alla fine della loro vita.
Dopo un paio di ore, mentre mi avvio all’uscita il mio sguardo cade su uno dei quadri dei corridoi, dice: “il fiore sboccia perché le radici hanno creduto al sole”.
Natascia Guiduzzi
Consigliere Comunale M5* Comune di Cesena
 
http://www.progettoperferrara.org/ferrarra-un-ospedale-per-il-pensionato-0420.html