LA STRAGE DI PARIGI E QUELLO CHE L'ISLAM NON HA MAI DETTO

I fatti di Parigi, gli ultimi di una lunga serie, inducono una volta per tutte a riflettere su cosa sia veramente l'Islam e su quanto esuli assolutamente da un'immagine formatasi dentro e fuori di quella religione, spesso travisata e strumentalizzata a fini politici da opposte sponde. Tra le molte idiozie costruite nel tempo per identificare l'Islam, grazie anche al contributo di sue correnti estremistiche, si distingue il concetto di guerra santa, sul quale chi scrive ha avuto non di rado modo di soffermarsi per spiegarne il significato autentico: una ricerca della perfezione, secondo le intenzioni originarie del Profeta Maometto, al quale sono state attribuite affermazioni non corrispondenti al suo pensiero, sull'abbrivo di influenze ancora oggi esterne al suo messaggio originario. Una somma di soprusi e di falsificazioni di cui sono stati responsabili i cosiddetti fautori della reislmamizzazione dell'Islam.Si può condividere o meno gli insegnamenti dell'Islam e si può criticare l'interferenza di movimenti di rilettura aberrante del suo lascito, ma una cosa è certa: mai e poi mai questa situazione è stata giustificata dall'Islamismo classico. Si è detto delle comuni, storiche frequentazioni tra i fedeli delle diverse religioni in Oriente e non solo in Oriente e dello spirito di convivenza conservatosi nei secoli da quelle parti, fino all'irrompere di elementi legati alle logiche di potenza e come si suol dire di bottega in seno allo stesso mondo arabo-islamico. Dietro la superficiale e pericolosa immagine in cui ormai ci si specchia con grave danno per la tolleranza e la pacifica vicinanza tra religioni, esistono delle ragioni profonde che testimoniano il contrario. Tra queste si colgono verità poco conosciute e che non legittimano la scia di violenza e di sangue che fa comodo a molte forze oscure, come si è detto, dentro e fuori dell'Islam. Tralasciando l'emergenza del terrorismo e la fanatica assenza di quel dibattito sulla tolleranza che ha suscitato la moderna democrazia in Occidente, è opportuno ritornare su un argomento centrale della questione islamica, quello delle donne e del loro ruolo, ancora prevalentemente subalterno, nonostante le spinte innegabili della modernità anche in quel mondo. Secondo una tradizione trasmessa da qualche discepolo bugiardo e tendenzioso, e comunque totalmente inattendibile, Maometto avrebbe pronunciato una forte sentenza di sfiducia sul genere femminile:"Un popolo che affida i propri destini ad una donna, non potrà mai essere prospero". Nulla di più falso, perché il Profeta dell'Islam non ha mai detto cose simili. E d'altronde di governi a direzione femminile, se pur con incerta fortuna, dato il clima creatosi in forza di tale frase. Sta di fatto, però, che la circostanza consacra qualcosa di oltraggioso e di illogico. Dall'anno 622, anno primo dell'Egira, in cui i seguaci di Maometto si insediarono a Medina, provenienti dalla Mecca, l'equivoco, peraltro, esiste ed esercita la sua infelice influenza sull'Islam. Si tratta di un problema che trafigge tutta la cultura musulmana: la posizione della donna all'ombra del Profeta. Maometto aveva prefigurato una società religiosa e democratica in cui uomini e donne, insieme, avrebbero potuto discutere le leggi.formulare le scelte di un nuovo ordine, di un nuovo modo di vivere in comunità e in reciproco rispetto. L'obiettivo era uno stato forte e stabile, capace di affermarsi in un'Arabia governata da tribù, dilaniata da rivalità, guerre civili venate di oscurantismo religioso e culturale. Eppure, nonostante l'assunto del Profeta, che predicava un'uguaglianza più che formale, la "storia" guidata da misogini forsennati (dello stesso tenere dei nuovi islamisti), ha imposto il velo alla donna e, ad un tempo, l'ha emarginata dalla vita decisionale per tanti secoli. Un tendenza che, per fortuna, sta esaurendosi anche tra le fila delle stesse donne velate, laddove il velo, paradossalmente, diventa arma di rivalsa e di contrattacco civile e sociale. Se non si promuove un'indagine serrata che punti a commentare autenticamente le parole, le azioni e le gesta di Maometto, non si potrà mai intraprendere un viaggio nel mistero dei comportamenti islamici e scoprire così come da un indirizzo remoto in cui uomini e donne, nella Medina del VII secolo, discutevano di politica e insieme andavano alla guerra, si sia potuto arrivare ad un così umiliante degrado della presenza e del ruolo femminile. Un'atmosfera ritrovata che fa il paio con quella della polis greca, con i debiti distinguo.
Casalino Pierluigi, 8.01.2015