Luca Galles sul Corriere della Sera


di Dino Messina

Gli affari Usa nella Grande Guerra

1 GIUGNO 2014
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Gli Stati Uniti sono un grande Paese nel quale tutto può essere messo in discussione. O quasi… Lo dimostra la controversa vicenda della Commissione Nye, dal nome del senatore del Nord Dakota, Gerald Nye, il quale ottenne l'istituzione di una commissione per valutare i veri motivi che avevano indotto gli Stati Uniti e entrare nella Grande Guerra. La «Special Committee for investigation of the Munitions Industry» lavorò dal 1934 al 1936 interrogando circa duecento testimoni attorno a quattro temi: «l'industria delle munizioni, i profitti di guerra, i contratti governativi e il contesto storico che portò all'entrata in guerra». Così Luca Gallesi sul nuovo numero della rivista «Storia in rete», diretta da Fabio Andriola, sintetizza i lavori della speciale commissione cui è dedicato un saggio di Gianfranco Peroncini edito da Mursia: «La nascita dell'impero americano. 1934-1936: la commissione Nye e l'intreccio industriale militare e politico che ha governato il mondo» (Mursia, pagine 700, euro 25). Quel che sottolineò il senatore del Nord Dakota, che cioè nel corso del 1916 «il valore totale delle esportazioni statunitensi di armi e munizioni raggiunse l'incredibile totale di un miliardo e 290 milioni di dollari» e che quindi l'America non poteva permettersi di mandare alla rovina i suoi debitori, in primis la Gran Bretagna, è scritto in ogni buon libro di storia. Ma per i puritani statunitensi scoprire che si era entrati in guerra non solo per puro idealismo era un colpo difficilmente sopportabile. L'inchiesta naufragò quando il Senato decise di revocare ogni finanziamento. Il lavoro del senatore Nye si stava rivelando una controstoria che prendeva di mira anche Woodrow Wilson, 28° presidente degli Stati Uniti (dal 1913 al 1921) e premio Nobel per la pace, una icona nazionale la cui memoria non poteva essere messa in discussione.


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