Emilia post-sisma, Liguria post-alluvioni: Geologi e Animali Politici...

 
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 geologi rilanciano l'allarme rosso Due anni dopo non è cambiato nulla

«UNA bomba a orologeria». A due anni esatti dalle alluvioni dell'autunno 2011, la Liguria è ancora quella terra in equilibrio instabile dove l'emergenza per dissesto idrogeologico «può scattare non appena piovono poche gocce in più del previsto». Lo hanno dimostrato il crollo di un ponte a Carasco, martedì scorso, comei disagi causati dai temporali di due giorni fa, nello Spezzino, e «così molto probabilmente sempre succederà - a mettere in guardia è il neopresidente dei geologi liguri, lo spezzino Carlo Malgarotto - almeno finché non si imparerà a convivere con la natura del nostro territorioei cambiamenti climatici di questi ultimi anni».

Come Consiglio nazionale dei geologi, in relazione alle ultime precipitazioni in Liguria, avete parlato di "situazione intollerabile"... «È intollerabile che, passati 24 mesi, non sia cambiato ancora nulla. Incidenti come quello di Carasco potrebbero capitarne a centinaia.

Sono tutte spade di Damocle appese sulla testa dei nostri comuni:è ormai palese l'inadeguatezza delle nostre infrastrutture al variato regime climatico, così comeè altrettanto chiara la necessità di adeguare le simulazioni degli eventi considerando il detrito e i tronchi che ostruiscono ponti, fiumi e tombinature». La sua è un'accusa indiretta da rivolgere alla politica? «Diciamo a chi ha avuto a disposizione gli ultimi due anni per risolvere qualcosa. La situazione drammatica del territorio ligure è dovuta a un insieme di fattori che sono cambiati negli ultimi anni, la si deve soprattutto al clima che cambia......

 

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TERREMOTO E GEOLOGIA Lettera aperta al presidente Errani
 
Ad un anno e cinque mesi dal terremoto emiliano è possibile fare un bilancio, chiaramente dal punto di vista del geologo professionista e imprenditore. Siamo infatti stati chiamati a intervenire nell’immediato post-terremoto, per fornire le nostre competenze e i nostri servizi. E lo abbiamo fatto, anche gratuitamente: ad esempio un primo lavoro di censimento e rilievo in campagna di supporto ai servizi tecnici regionali e almeno una relazione geologica completa per ciascun comune ferrarese terremotato. Dopo questa prima fase si è passati al lavoro di ricostruzione, che per noi geologi significa indagare e verificare la fattibilità geologica e geotecnica dei manufatti e dei nuovi progetti. Siamo quelli che vengono chiamati per primi (o per lo meno, a norma di legge, dovremmo esserlo), all’inizio delle fasi di progettazione e, ahimè, dopo più di un anno di lavoro, di denaro speso per le indagini, di investimenti fatti (perché per capire determinati fenomeni indotti dal sisma molti di noi hanno investito in strumentazione e conoscenza), siamo ancora in attesa di veder pagate le nostre spese, per non dire delle competenze. I professionisti sono stati chiamati a rendere i loro servizi alla comunità sulla base di ordinanze particolarmente complesse e di difficile interpretazione, la parte di caratterizzazione sismica in particolare è stata “imposta” su basi scientifiche non sempre chiare e riproducibili. Anche in questo ci saremmo aspettati un maggior supporto del mondo della ricerca. Lo studio di effetti co-sismici particolari quali la liquefazione è invece stato affrontato in maniera impositiva e scarsamente rispettosa delle peculiarità localmente rilevate. Il giusto controllo da parte di apposite commissioni avrebbe dovuto prevedere la libertà operativa ed intellettuale delle stesse, invece abbiamo assistito al fatto che talvolta, chi fa parte di queste commissioni è colui che il giorno prima del terremoto scriveva che il rischio di liquefazione nei comuni dell’Alto Ferrarese, era un rischio nel complesso trascurabile. Sarà difficile giustificare ai committenti una profonda discrasia fra la fase pianificatoria e la fase dell’esecuzione dei singoli interventi, ovvero fra quanto è stato sostenuto (scritto) nella redazione dei vari documenti dei vari PSC e ciò che è realmente avvenuto durante il sisma. Tale discrasia è sempre stata citata dai professionisti geologi, in tempi non sospetti. Peccato non essere stati ascoltati. Peccato che i PSC siano spesso basati su una scarsa considerazione della “sfera” geologica. Il terremoto infatti è prima di tutto un fenomeno geologico. Ma al di là di questi aspetti, bisogna sottolineare la complessità e lentezza delle procedure, che diventano insostenibili per delle micro-imprese come le nostre. Alcuni di noi, tra l’altro, sono doppiamente colpiti: vittime del terremoto e anche del sistema di ricostruzione post-terremoto. Stiamo arrivando al punto che i geologi residenti nei comuni terremotati e limitrofi non avranno più la disponibilità economica per far fronte alle esigenze dei propri concittadini e questo ci sembra un enorme paradosso. Per essere più chiari: non potremo più permetterci di lavorare e cioè di aiutare la nostra gente. Come se ne esce? Accelerando l’elaborazione delle singole pratiche, da parte degli enti competenti. Applicando corrette e snelle pratiche di confronto fra chi controlla e chi fa, oggi non è più eticamente possibile sostenere la prevalenza dei primi sui secondi. E ciò la nostra professione l’ha ampiamente dimostrato. Tant’è che recentissimamente la Regione ha stretto accordi anche con l’Ente rappresentante (per legge) la professione del geologo. Di ciò va dato atto alla Regione ed ai geologi. Certo, si è perso un po’ di tempo ma riteniamo che sia giunta l’ora di collaborare nella maniera più fattiva e celere possibile, per il bene di tutti, della nostra Comunità. Enrico Farinatti Cecilia Agostini Fulvio Baraldi Raffaele Brunaldi Marco Condotta Pier Luigi Dallari Andrea Diegoli Elena Ghetti Rossella Merola Matteo Pollini Stefano Vincenzi Maurizio Zamboni sicurezza al gad Una microcriminalità ormai diffusa nSignor direttore, nella nostra città continuamente si manifestano atti criminali, in sfregio alla giustizia. I rappresentanti delle forze dell’ordine, cercano di fare il possibile per arginare questo fenomeno, ma sono troppo pochi e credo anche male equipaggiati, mentre i cittadini comunitari ed extracomunitari aumentano anno dopo anno e non è detto che tutti siano brave persone. Ero consigliere della circoscrizione Gad, quando nel 2002 o 2003 assistetti ad una seduta straordinaria di consiglio comunale. Partecipavano alla seduta: la giunta, tutti i consiglieri comunali, il prefetto e il questore o vice questore. A turno parlarono per oltre tre ore, soffermandosi, particolarmente, sul problema della stazione ferroviaria, quella centrale, e del grattacielo, perché a quei tempi erano i punti nevralgici dove si manifestavano, ma io direi anche adesso, atti delinquenziali. Da allora sono trascorsi dieci anni e la microcriminalità, parola ambigua che diversi politici locali avevano e hanno sulla bocca tutt’ora, si è espansa in quasi tutta la città. Qualcuno ha affermato che Ferrara, sul fronte della sicurezza, nonostante gli inevitabili episodi di cronaca, resta un’isola felice, se paragonata ad altre città piccolo-medie del Sud Italia? Io ci andrei molto cauto nell’affermare ciò. Fino a pochi anni fa non si parlava, o quasi, di accoltellamenti e di persone sottratte alla vita. E’ risaputo che i ferraresi hanno una soglia di sopportazione molto alta, ma anche questa si potrebbe esaurire. Una soluzione ci sarebbe, ma è molto remota: le riforme. Con la speranza che i nostri parlamentari siano in grado di realizzarle in modo giusto e mirato. Nel frattempo dobbiamo essere solidali fra di noi e aiutare le forze dell’ordine, senza sostituirsi a loro nel rispetto delle leggi. Giacomo Giorgi..