GLI EUNUCHI NELL'ISLAM

Fu il Concilio di Nicea nel 325 a stabilire che gli eunuchi non fossero ordinati sacerdoti, anche se nelle Chiese orientali essi continuavano a poterlo essere. Solo nel 558 l'imperatore Giustiniano proibì la castrazione. Ci fu tuttavia ancora qualche eunuco che fu eletto a patriarca di Costantinopoli. Nell'Islam tale pratica fu avversata nel nome del Corano e gli stessi Ottomani la appresero dai bizantini, se pur fossero restii a metterla in atto. Che ci fossero in Marocco degli eunuchi ce lo conferma Leone l'Africano, convertito al cristianesimo e frequentatore della corte papale del XVI secolo, il quale riferisce che un eunuco costava più di una schiava e di un uomo. Leone l'Africano a sorpresa fece ritorno nei territori dell'Islam, in quanto non aveva mai abiurato in realtà la sua fede, essendo oltretutto una spia del regno marocchino: egli ci descrive la sorte degli eunuchi al pari di altri storici arabi che narrano che sovrani musulmani africani inviavano eunuchi alla Mecca e a Medina per fare servizio in quelle moschee ed organizzare i pellegrinaggi dei fedeli. Il discorso della custodia degli harem venne istituito sotto gli Ottomani. In tutto l'Islam, comunque, gli eunuchi assunsero con il tempo grande potere per la stretta vicinanza ai governanti, come avveniva anche nella Cina imperiale, dove al pari del mondo islamico gli eunuchi e gli schiavi non castrati godevano notevole prestigio. Certamente l'avversità per la castità ad oltranza nell'Islam non fa, e non fece mai anche in passato, guardare con troppa simpatia la pratica della castrazione e dell'assenza di nozze.
Casalino Pierluigi