DALL'IDEA D'EUROPA AD UNA CERTA IDEA D'EUROPA

Nel suo celebre libro STORIA DELL'IDEA D'EUROPA, il compianto professor Federico Chabod sottolineò il graduale risveglio, dopo la tragedia del secondo conflitto mondiale, altrettanto fratricida per il Vecchio Continente come fu la guerra del 1914-1918, del concetto d'Europa come culla della cultura e della civiltà, oltre che delle libere istituzioni, segno distintivo rispetto alle forme di dispotismo orientale. I primi anni della ricostruzione solidale dell'Europa si caratterizzarono per la riscoperta delle sue antiche radici e per il ritrovare il senso del comune destino dei suoi popoli. A distanza di molto tempo e in conseguenza del sopravvenire di nuove ed impreviste situazioni di crisi (non ultima il riemergere dei nazionalismi) successive al crollo dell'ordine di Yalta, si sta rendendo necessaria una più consapevole riflessione sulla tradizionale idea d'Europa e soprattutto sul fatto che sia più una buona idea. In altri termini si riflette ora sul significato stesso di idea d'Europa. Il discorso avviato in tempi non sospetti, cioè nel 2004, ancor prima comunque degli attuali critici sviluppi storici, resta intatto nella sua proposizione iniziale. Cinque sono dunque gli elementi su cui il discorso insiste. Il primo concerne la possibilità del proprio fallimento o della propria fine. Insomma la questione si fonde su come l'Europa costruisce e definisce il mito di sé; presentandosi a un tempo come progetto di perfezionamento sotto la costante minaccia del fallimento. Il secondo riguarda invece i luoghi stessi di riflessione e di socialità rappresentati dai caffè, quei luoghi che danno forma al pensiero democratico, proprio per la loro natura di terreno di incontro. E' per questo motivo che la democrazia non discende da una scelta astratta, ma si fonda sul rapporto concreto tra persone reali in spazi condivisi dove si apprende a convivere, a scambiare opinioni, a confrontarsi o a scontrarsi, anche in un contesto di atteggiamenti, comportamenti e di gesti.Il terzo viene dato dal percorre, anche a piedi, gli spazi della propria storia, anche la più discussa: da ciò discende l'importanza della cartografia dell'Europa, che si delinea non come una dimensione astratta, ma come una realtà tangibile, concreta, pratica. Un'esperienza pertanto che consente all'Europa di risalire alle proprie origini. Il quarto è dato dalla memoria che si costruisce o ricostruisce nel nome delle vie che si riferiscono a momenti topici della storia dei gruppi umani. Il quinto elemento è il tenere insieme la dimensione di Atene e quella di Gerusalemme ovvero il dissidio e scontro tra passato e futuro e anche dell'intreccio di dimensioni nuove nelle quali l'Europa potrà avere un avvenire, quello di un'Europa cosmopolita e quindi una certa idea futura dell'Europa.
Casalino Pierluigi