SE IL FUTURO HA UN FUTURO di Pierlugi Casalino

FUTURISMO ELECTRO.jpgSE IL FUTURO HA UN FUTURO

Il Futurismo ha lasciato una traccia. Non solo nello slancio verso un avvenire senza confini e senza limiti intellettuali e creativi. Ma anche rinnovando una riflessione su un futuro non devastante, ma in grado dare forma, suono e dinamismo all’anima del progresso. Il futuro ha, dunque, un futuro? La domanda ha del paradossale, ma nasconde una grande verità. E’ una domanda da futuristi o da nuovi futuristi, non da futuristi pentiti, ma più consapevoli. Da sempre il futuro si fonda sul passato. Il passato costruisce il futuro. Una mappa creata da intuizioni, previsioni, progetti, disegni e racconti. Spesso si tratta di occasioni mancate. Ma più frequenti sono i tentativi riusciti di formulare un’ipotesi realizzabile. In altri termini il futuro esiste nel modo in cui lo si racconta. Il futuro è aurorale, non ha un “prima”, né un “poi”. Esiste quindi un rapporto tra il futuro e il suo immaginarlo. Come si investiga su una questione così apparentemente astratta, sfuggente e suggestiva? La risposta è altrettanto intrigante e incerta. Il futuro è legato all’idea di cambiamento. O per lo meno era così fino a ieri. Anche oggi il futuro, si fa per dire, è cambiato. Esiste ancora il futuro, allora? In ogni caso ne resta il bisogno. Senza futuro non si vive, perché solo con il presente si esaurirebbe l’esperienza dell’uomo, nella misura in cui questa abbia un avvenire. E talvolta sembra che le cose stiano proprio in questi termini. La generale crisi del nostro mondo, dall’ambiente all’economia, dalle relazioni internazionali alla scienza, alla tecnologia, pone un’inesauribile serie di domande. L’idea di progresso, faustiana concezione che ha mostrato i suoi drammatici limiti, si è appannata. Nemmeno la fantasia può anticipare e proporre una seria descrizione del futuro. Oggi più di ieri, il futuro è incerto, al punto da decretarne la fine. Prospettiva quest’ultima di straordinario significato, nel momento in cui al futuro sembra sostituirsi un certo cattivo passato. Il racconto del futuro non prescinde, pertanto, da una rilettura della storia dell’uomo e da una riconsiderazione delle sue aspirazioni profonde. L’alienazione dell’uomo non porta al nuovo, ma ripiega la coscienza su stessa, non la apre alla speranza. Un tempo si parlava di “ottimismo dell’intelligenza”, per confortare il cammino della civiltà. Il senso della vicenda millenaria dell’uomo va smarrendosi in una sorta di oscura visione di impotenza. Il futuro non sarà, quindi, ciò che accadrà, ma la conseguenza del nostro immaginare. E soltanto se immaginare sarà una condizione di libertà. E senza la libertà del pensiero, è inutile anche immaginare il futuro. Anche per tale ragione il futuro rischia di esaurirsi. E con esso i nostri sogni. Per tale ragione c’è bisogno ancora di futurismo.

Casalino Pierluigi. 30.01.2009. 

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