La Città che Sale di Boccioni 100 anni d opo

Umberto Boccioni e Marinetti
 
" Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro,
dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree
multicolori o polifoniche delle rivoluzioni
nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri
incendiati da violente lune elettriche; le stazioni
ingorde,divoratrici di serpi che fumano;
le officine appese alle nuvole pei contorti fili
dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti
che scavalcano i fiumi......
        
  F.T. Marinetti

 



" Sento che voglio dipingere il nuovo,
il frutto del nostro tempo industriale"

 U: Boccioni

Il 1910,l'anno in cui " La città che sale " prende forma sulla tela,segna nella vita di Umberto Boccioni un vero spartiacque; un momento cardinale superato il quale nulla sarà per lui come era.
Uomo dalle molte letture,inquito e insoddisfatto,in cerca di una dimensione esistenziale e artistica che sembra sfuggirgli,spesso in preda a profonde depressioni che lo spingono in luoghi sempre nuovi e sempre più lontani.
Finalmente riuscirà ad introdursi nel famoso salotto milanese di Filippo Tommaso Marinetti. Uomo di profonda e raffinata cultura quanto di solide finanze,dandy istrionico,grande charmeur. Marinetti era " uomo di mondo e di successo con le dame,il milanese di Parigi, l'italiano laureato in due università,affabulatore dotato di una prosa scintillante,visionaria,messianica,da trascinatore di folle, e primo vero inventore,aggiungo io,del marketing,con cui promuoverà instancabilmente il suo movimento sullo scenario eeuropeo,facendone una delle avanguardie più fertili di quell'autentica fucina di novità che furono il primo e il secondo decennio del Novecento.
Filippo Tommaso Marinetti è il padre e l'anima del futurismo.

                                          
LAURA  ROSSI