Futurismo: Leonardo Barbàra e il Gigolo 2.0

 
BARBARA.avventure-gigolo[1]........Un romanzo selvaggio
.....Questa la potente, riuscita, descrizione d’apertura del protagonista de Le avventure di un Gigolò (GalassiaArte, Ardea, 2013, pp. 156, € 15,00) di Leonardo Barbàra. Un ritratto fisiognomico che ci ha richiamato alla mente il cinema francese del realismo poetico di Marcel Carné e di Jean Gabin o le canzoni di Leo Ferrè. È, quello dello scrittore bolognese, un romanzo selvaggio e ribelle come Michael. Un’opera maudit, a volte enfatica, che sembra appartenere al decadentismo di fine Ottocento (Arthur Rimbaud), con un’aperta contestazione degli ipocriti meccanismi sociali, del conformismo, dell’ordine mondiale:

«Anche questi esseri inorridenti, a dispetto della loro apparente “umanità”, nonostante non si lordino di sangue, anche quando esprimono i loro giudizi, i loro concetti di bene e di male, sono delle belve assassine nei confronti di chi è diverso da loro e non vuole essere uguale a loro».

Le avventure di Michael

La storia narrata da Barbàra è divisa in quattro parti. La prima è una sorta di autointroduzione del personaggio-io narrante; nella seconda si delinea un microcosmo sociale corrotto e viziato; nella terza il protagonista finisce per aderire alla vita e alla cultura zingara e circense; nella quarta la vicenda si complica fino al complicato e poco risolutivo epilogo.

Michael oscilla tra l’esistenza dissipata e viziosa del gigolò dell’alta società e l’amore per Nicoletta, sorta di angelo salvifico. Tutto attorno, una miriade di personaggi, alcuni esotici e francamente fantastici. È presente un certo superomismo (il protagonista commette anche omicidi e ferocie varie), come si può notare dei due brani riportati nel prossimo paragrafetto.

leonardo-barbara[1]Al di là del bene e del male

«Ho sempre agito nella totale consapevolezza della crudeltà delle mie azioni, cioè nell’assoluta convinzione che non siano affatto cattive azioni. […] Sono certo che molti di coloro che si mostreranno scandalizzati di fronte a quello che racconterò lo faranno solo per un senso di decoro. Ma in fondo alla loro anima abitano pensieri che farebbero rabbrividire anche il marchese De Sade. […] C’è qualcuno che mi sa dire che differenza c’è tra pensare un’azione e farla? Ve lo dico io: non c’è nessunissima differenza. È solo questione di forza: chi non ha in sé la forza dell’azione, si arresta al pensiero. Per trasformare il pensiero in azione occorre qualcosa che ai più scarseggia o è assente: la sana, buona, audace crudeltà».

«Il fatto che mi considerino un essere indegno, spregevole, che mi mettano alla stregua delle bestie, per me è un altissimo onore, il loro stesso giudizio mi eleva rispetto a quegli uomini totalmente asserviti a una potenza che riduce la loro vita a un’entità astratta, a una vuota bolla di sapone che fluttua nell’aria in balia del vento, senza una meta».

Il disvelamento delle “sporche” regole del mondo

Come si diceva sopra, la problematica centrale affrontata dal romanzo è la rivelazione delle ipocrite apparenze intorno alle quali ruota la nostra società:

 «La legge uguale per tutti è solo un pretesto per fregare impunemente il prossimo. Le leggi altro non sono che la linea di demarcazione tra coloro che stanno in alto e coloro che stanno in basso: ecco la loro vera funzione. Se in basso il diritto di uccidere si formula come follia, infamia, senso di colpa, in alto invece si formula così: “Nessuno può razziare, uccidere, compiere carneficine a parte me. Questo è un mio esclusivo diritto e chiunque scanna il suo prossimo senza il mio consenso è un criminale e verrà giustiziato con l’assenso dell’intero gregge”»..... C

 

R.Tripodi LUCIDAMENTE