LA GUERRA CIVILE AMERICANA VISTA DALL'ITALIA DEL TEMPO

Nel terzo e quarto anno di guerra, l'animosità del popolo italiano verso i confederati diminuì di intensità quasi si dissolse. Si fece strada l'idea che lo scopo del conflitto di mantenere l'Unione e di promuovere l'emancipazione degli schiavi  non fossero altro che mezzi per ottenere il successo di un'azione di conquista da parte del Nord e la difesa dell'indipendenza nazionale da parte del Sud. Anche il discorso dell'emancipazione degli schiavi appariva un falso problema. In Italia l'analisi più attenta ed informata, tuttavia, degli eventi americani fu quella dei conservatori e dei cattolici, analisi che veniva effettuata soprattutto alla luce della situazione italiana, come si evince dalle pagine di un saggio di Filippo Manetti, pubblicato a Torino nel 1864. Secondo tale studioso, antropologo razzista, l'ambiguità della politica nordista, portata avanti nel nome di velleitari principi di eguaglianza, nascondeva le mire aggressive degli Unionisti verso il Sud confederato. Il giornale torinese L'OPINIONE dice a chiare lettere che si tratta di una guerra di sottomissione, essendo il problema dell'uguaglianza solo un mito, a cui non corrisponde alcun principio di umanità e di filantropia. Secondo il quotidiano piemontese, dunque, viene occultata la negrofobia del Nord dietro le idee di emancipazione solo per poi asservire ancora di più i neri. LA CIVILTA' CATTOLICA dei Gesuiti vede nello scoppio del conflitto il fallimento delle democrazie liberali. Il giudizio sulla "Disunione Americana" è generalmente questo. Negli ambienti pontifici si fa appello quindi all'unità religiosa, affidandosi all'autorità del Papa, presagendo con timore l'imminente esplodere della questione romana, timore accresciuto infine, nel 1864, dal delinearsi della vittoria Nordista in America. interessante tuttavia il prevedere della nascita in USA di un'era segregazionista. Non si mancherà di approfondire l'argomento in seguito.
Casalino Pierluigi