Pierluigi Casalino: tra Salgari e Marinetti *autoritratto

INTERVISTA A SE STESSO

La prima memoria culturale?

Mio padre, il protagonista del mio "IL TEMPO E LA MEMORIA(Casalino Pierluigi, Ennepilibri, Imperia, 2006),che suonava il violino. Non era il suo lavoro, ma lo la faceva così bene, che a otto anni imbracciava già lo strumento con autorevole abilità. Aveva stupito i Russi, nelle cui mani era caduto prigioniero nella Polonia Orientale, dopo la ritirata tedesca nel marzo del 1945. ho provato a imparare, così come ho provato a imparare la chitarra, che mio fratello suonava egregiamente, sempre grazie a mio padre, senza successo. Riuscì meglio nel canto e soprattutto nello scrivere. Sono la prova vivente che la genetica non è garanzia di talento. Anche se anche in tale arte anche mio padre faceva testo.

Perché scrivi?

Perché scrivere, e leggere, inventa per noi il tempo che non abbiamo: per vivere con un po’ di consapevolezza in più.

Il libro che ami e in cui vorresti abitare?

Da piccolo sognavo l’Iliade e l’Odissea, poi Jules Verne, ma anche Salgari! Non mi dispiacevano nemmeno i testi della saggezza orientale…

Musica? Dal rock al classico, all’etnico, al jazz, ai grandi interpreti della canzone. Mi suggestiona Rachmaninov, soprattutto l’enigmatico e struggente concerto numero due in do diesis minore. Mi affascina ancora l’esecuzione di Sviatoslav Richter, ora scomparso. Indimenticabile e superba ancora oggi.

Fai uso di social network?

Ho un blog, ma preferisco affidarmi ad altre testate on line.

Hai pregiudizi culturali?

Da buon figlio della cultura classica, amo gli scettici e i critici: la cultura stessa dovrebbe essere un modo per superare le fobie culturali. Ma anche viaggiare è importante in questo senso. Sono un uomo di confine. Ho sposato un’araba e vivo sempre al limite. Amo Dante, ma anche Federico II di Svevia. Shakespeare però resta imbattibile per comprendere il mondo. A partire dalla Cina per arrivare all’India, all’Africa, ma anche alla Sardegna, alla Corsica e, perché no?, alla mia Liguria di Ponente fino agli estremi della Provenza. Seguo il carro del Sole, che sprofonda nell’Atlantico, con i bagliori sulfurei del tramonto, per fermarmi all’ombra di Atlante, come Ercole, e là mi piace sognare…E nutro illimitata simpatia verso Alessandro il Grande, figlio di Aristotele e di Omero, genio universale ed universalistico. Si vantano di essere suoi figli i Turchi e gli Afghani…

Se non scrivessi, cosa faresti?

Faccio altro, anche scrivendo.

L’evento che ti ha cambiato la vita?

Il mio primo viaggio in Africa, in Tunisia.

La parola che ami?

"Cusina", termine, che come altre parole di origine italiana, è frequente nel dialetto marocchino. Un segno del passaggio degli italiani anche da quelle parti.

Il Paese che ami? L’Italia, il mio Paese. Chi ama Dante non può amare l’Italia. Segue il Marocco, una terra incantevole dalle mille anime e tradizioni, dalle mille culture..

L’arte? Quella futurista, incredibile fucina di pensiero, aldilà di quello che ha espresso storicamente. E’ come l‘araba fenice, però: risorge sempre dalle sue ceneri…

Casalino Pierluigi, 3011.2011.

 

http://futurismo2009.myblog.it/archive/2011/02/07/pierluigi-casalino-l-uomo-futurista-e-il-sogno-del-futuro.html