Bruno Vigilio Turra-Sociologo - Futuri Mistici? (Periscopio)

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Conosci te stesso” era la massima riportata sulla facciata del tempio di Apollo a Delfi: un invito che ha accompagnato lo sviluppo di tutta la filosofia classica, quando essere filosofi significava innanzitutto condurre una vita da uomini, una vita orientata alla saggezza.

Questa filosofia intesa come un modo di vivere, questo esercizio filosofico basato sul distacco da ogni attaccamento particolare, è passata anche nel primo cristianesimo ed è proseguita fino al medioevo arrivando – in ambito cristiano – ad un vertice assoluto con la cosiddetta mistica renana[2].

Alcuni autori suggeriscono che proprio i padri del primo cristianesimo aggiungendo al primo “conosci te stesso” un formidabile “e conoscerai te stesso e Dio”, posero le basi di tutta la mistica occidentale, mistica ancora razionale, cioè intesa come il vertice più alto della conoscenza.

Il verbo conoscere, qui va inteso in senso del tutto particolare: non come un sapere esprimibile nella descrizione di un entità specifica ma come un “genuino essere”, cioè un’esperienza particolare di sé che – nell’antropologia cristiana – coinvolge corpo anima e spirito. Conoscere dunque, come esperienza diretta e non mediata[3] dell’Uno, del Tutto, o, se si preferisce, di quel Dio che rimane inconoscibile per la mente calcolante ma che pure è presente in ogni cosa senza in questa risolversi.

È un esperienza che alcuni mistici hanno descritto come un “nascere a se stessi”, “una ri-generazione”, vissuta al momento come beatitudine, estasi sconvolgente. Tutto questo esprime splendidamente Margherita Porete: in quel capolavoro assoluto che è Lo specchio delle anime semplici ella afferma che “non v’è da guardare a un mondo vero al di fuori di noi e di questo mondo, perché questa luce che è, noi la siamo. Lo siamo sempre, non in un momento particolare, quello ‘mistico’, estatico, che divide, oppone un mondo vero ad uno falso, l’Uno al molteplice, ma sempre. L’Uno è nell’anima”.

Proprio la frase “conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio” assiema alla frase eckartiana “prego Dio che mi liberi da dio” sintetizzano mirabilmente l’idea di una mistica per così dire razionale, assolutamente libera, fondata sul distacco da ogni attaccamento, la cui purezza non è toccata da immagini e rappresentazioni mentali.

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