LA MISURA DELLE COSE OVVERO LA GRANDE LEZIONE DI PROTAGORA

C'è una frase di Protagora che racchiude un significato straordinario e di grandissima attualità: "Di tutte le cose è la misura l'uomo, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono". In queste parole c'è tutto il senso critico della civiltà dell'Occidente, della sua filosofia, della sua etica, della sua stessa democrazia, oltre che della scienza e della tecnica, ma anche delle arti. L'antico maestro presocratico, al quale ho dedicato un profilo anche su Asino Rosso qualche tempo fa, ci lascia un'eterno insegnamento su cui poggia non solo la luce della ragione, ma, come dice la frase stessa, la misura intesa come interpretazione totale o appunto misura totale dell'uomo e delle cose. Dal latino Mens, ogni significato attribuito a misura, a partire proprio dal greco Protagora, la presentano come un'azione dell'uomo, più o meno consapevole, che: in geometria organizza un sistema di "misura" per conoscere la forma di un corpo; in matematica si adotta, a sua volta, l'unità di misura per conoscere gli attributi di un oggetto; in musica, poi, serve a regolare il tempo; lo stesso linguaggio (ma anche i comportamenti) è tenuto ad osservare una misura, per non degenerare (come purtroppo spesso degenera, ahimé, in seno alle stesse istituzioni non solo parlamentari) e diventare volgare, intemperante, scurrile, ohibò, scomodo e addirittura incomprensibile, mistificante, oracolare in certi casi, aldilà della normale condizione del rapporto tra discente e docente nel migliore dei casi. Ogni uomo dovrebbe dunque lasciarsi guidare dal senso della misura, da quel modus in rebus (di Orazio) che la tradizione latina ci ha indicato come aurea regola del comportarsi e dell'agire. Tutto salta e va in frantumi nel mondo, nelle collettività, tra i singoli, nell'animo stesso dei singoli, per mancanza di misura. Tanti sono i progetti, in particolare in politica, che sdono finiti miseramente per assenza di misura, per mancanza di equilibrio intellettuale e pratico, per assoluta mancanza di norma in vista di una deriva che conduce piuttosto chiaramente a quell'eccesso che sta alla base di certi errori di calcoli che portano ai passi falsi, a quegli errori di calcolo che fanno precipitare gli eventi in drammatici e rovinosi conflitti dapprima limitati e poi generalizzati. Ogni cosa oggi è senza misura, anche il divertimento diventa estremo, cioè senza limiti di misura. La vita umana non è più la misura, gli uomini hanno perso la misura, come ci insegnava Elias Canetti. La misura, per concludere, è anche il rispetto di sé e degli altri, anzi non vi può essere vera pace se ciascuno è solo misura di se stesso in modo aberrante e presuntuoso. Si finisce in tal modo per appropriarsi degli spazi di libertà degli altri in termini di arroganza non solo politica od economica, ma anche come atteggiamento sproprzionato e tracotante. La sfida della Corea del Nord al mondo si configura da questo punto di vista un attentato alle regole internazionali. L'invasione del silenzio e dei pensieri altrui costituisce un'altra minaccia alla sfera della libertà.
Casalino Pierluigi