IL PENSIERO LIBERALE

The Open Society and Its Enemies di Popper venne pubblicato trentanni fa e fece il giro del mondo non solo neLiberty of Hayek, che fu anc'esso tradotto in molte traduzioni (ce ne fu una anche in lingua iraniana). Di The Constitution of Liberty, anch'esso pluri-tradotto, ma con minor fortuna, se ne vendette solo 13 copie. Bruno Leoni, il più grande pensatore liberale italiano del Novecento, considerava una perdita di tempo tradurre, anche in italiano, la sua opera maggiore,da lui scritta originariamente e direttamente  in inglese, Freedom of the Law, che lo aveva reso celebre in America, Lo farà dopo trent'anni dalla prima edizione una piccola casa editrice di Macerata, Liberilibri, sorta proprio per colmare tali vuoti. Nell'Italia del dopoguerra il liberalismo classico godeva grande fortuna e prestò alla neonata Repubblica il suo volto più prestigioso, quello di Luigi Einaudi. L'Einaudi divenuto una figurina della storia patria fu però quello che divise a metà la mela con Ennio Flaiano, lasciando di lui la memoria di un uomo retto e contrario agli sprechi e alle troppe bardature dell'economia italiana. Esponente di grande levatura morale e politica, Einaudi era allergico all'eccessiva occupazione politica dello Stato e della cosa pubblica, aspetto deleterio sia per il diffondersi del malcostume e della mancanza di equità. L'Italia fu pertanto uno straordinario esperimento di onestà e di costruzione di un'egemonia culturale, quella liberale, che pervase tutti gli schieramenti partitici come metodo di comportamento. Negli ultimi anni simile carattere liberale è andato modificandosi in un atteggiamento meno equilibrato. L'esempio più calzante viene dal libro di Nicola Porro, La diseguaglianza fa bene, opera sintomatica di una certa tendenza liberista che non si riconosce più nel modello einaudiano, ma che si propone, se pur serenamente, militante. Il proposito di Porro, in realtà, è quello di raccogliere il pensiero liberale da Adam Smith in poi, anche ai fini divulgativi più che dottrinali. non si tratta di un'onda lunga di egemonia culturale, ma di un movimento di idee che soppianta il troppo lungo periodo egemonia marxista, senza voler tuttavia imporre un modello o un sistema da adottare nella società civile. Una società che ha forse ancora bisogno dell'idealismo di Einaudi, accanto ad un realismo flessibile delle regole per non esasperare definitivamente gli animi già storditi dalla crisi finanziaria che imperversa.
Casalino Pierluigi