lunedì 17 agosto 2009

CITTA' DI SALEMI CAPOLAVORI DEL CINEMA

 

sgarbi 2.jpgCITTA’ DI SALEMI

Provincia di Trapani

 

I film provengono dall’archivio del cinefilo americano di origini coreane Yongman Kim . Al via Oggi lunedì 17 «Proiezioni», festival del cinema sulla mafia e sulla Sicilia. Tutte le pellicole in lingua originale. In cartellone capolavori di Antonioni, Ferrara, De Palma, Coppola, Germi, Scorsese, Rosi, Visconti, Huston, Taviani.

SALEMI – A Salemi da lunedì 17 sarà di scena il grande cinema.

Vittorio Sgarbi e Oliviero Toscani inaugureranno la rassegna «Proiezioni», un festival del cinema dedicato ai film sulla mafia e sulla Sicilia.

Le pellicole, tutte in lingua originale, provengono dal ricchissimo archivio del cinefilo americano di origini coreane Yongman Kim, oltre 500 film donati nei mesi scorsi al Comune di Salemi.

 «CICIspiega Vittorio Sgarbi - è invece l’acronimo che da oggi sarà legato a Salemi per promuovere tutte le iniziative legate al cinema; sta per «Città Internazionale del Cinema Indipendente »

Quella che si inaugura lunedì 17 agosto è la prima di una serie di rassegne tematiche che sisvolgeranno nei prossimi mesi.

Le proiezioni si svolgeranno nell’auditorium dell’ex chiesa di San Giovanni, nel centro storico, alle 22,00

L’ingresso è gratuito.

 I film, in lingua originale, sono tutti provvisti di sottotitoli; per questo il Comune ha invitato sia le scuole di lingua della Sicilia che l’ENS, Ente Nazionale per Sordi Onlus.

 Il film che inaugura la rassegna è Johnny Stecchino di Roberto Benigni.

In programma capolavori del cinema internazionale firmati da Michelangelo Antonioni, Abel Ferrara, Brian De Palma, Francis Ford Coppola, Pietro Germi, Martin Scorsese, Francesco Rosi, Luchino Visconti, Jhon Huston, Paolo e Vittorio Tavia

  l’Ufficio per la Comunicazione

(Nino Ippolito)

www.cittadisalemi.it

VIDEO http://www.youtube.com/watch?v=A3EO6DS6IRQ

  

IL FUTURISTA ERTO ZAMPOLI di Renzo Orsini

 FUTURISMO OPERA.jpg

ERTO ZAMPOLI

(Ro, 1925-2003)

"caos ordinato"

visioni grafiche dell'artista di Ro Ferrarese

mostra diffusa agosto / settembre 2009

CURATA dal CENTRO STUDI TERRITORIO-AMBIENTE “R.BACCHELLI”

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI RO FERRARESE

Collezione Studio Archeo900 (www.archeo900.com)

Ro Ferrarese (Ferrara)
centro civico, centro sociale e galleria di Ro di Giovanni Dalle Molle

@@@@@@@

 

ERTO ZAMPOLI

DAL COSTRUTTIVISMO RUSSO AL SIGNOR BONAVENTURA

 

 

Quasi avesse seguito  l’antica raccomandazione della filosofia greca: “Vivi nascosto ! “ la vita di Erto Zampoli si dipana in un silenzio esistenziale dove, apparentemente, nulla concorre a interrompere un isolamento perseguito e una astensione sociale continuativa.

Diventa davvero incomprensibile, quindi, trovarsi di fronte alla sua opera grafica - questi pastelli eseguiti sul risvolto cartonato delle confezioni che gli forniva la merciaia – così incredibilmente ricchi di forza evocativa e di contaminazione artistica, dagli intrecci cromatici e sintetici del Balla più autarchico e futurista alle più cristallizzate e ferrose composizioni che ricordano il Marx Ernst più totemico, dalle antropomorfie tra Franz Marc e il più allusivo surrealismo alle spigolosità evanescenti di Lyonel Feininger.

Se il sonno della ragione generava mostri, una vita trascorsa senza diretti coinvolgimenti immagina alludendo e il gioco autistico della creazione, perdendo la potenza demiurgica del concorso creativo, elabora i propri “oggetti d’affezione” senza nessuna necessità mimetica: lo “zoo di vetro” diventa teatrino del mondo il cui regista, con metodica inquietudine, dirige trame senza storia, categorie formali ossessive dove la tensione espressionista si lascia addomesticare da un sapiente garbo compositivo.
Interni, animali fantastici e composizioni floreali: tre categorie che dominano nell’attività grafica di Erto Zampoli, perseguita ininterrottamente per tutta la vita.

Senza prospettiva, in scansioni bipiane claustrofobiche i suoi interni e le sue architetture, “costruttivate” da un geometrico caos ordinato, riflettono caleidoscopici frammenti di visioni mai unitarie, frantumi di realtà indipendenti ognuna delle quali antagonista all’omogeneità globale, continuamente ferita e recisa dai toni e dalle forme.

Degno di una visionaria e allucinata fantasticheria il suo “bestiario” si manifesta in una sequenza catalogata, in polimorfiche entità che hanno il terrificante e archetipico fascino dell’ignoto a cui da sempre dobbiamo attribiure una identità riconoscibile. Infine, i suoi “fiori cristalizzati” raccolti da un metallico giardino delle delizie, generati da una alchimia seduttiva e corruttrice, “bouquets del supplizio”.

 Renzo Orsini

www.archeo900.com  Alberto Squarcia site

video http://www.youtube.com/watch?v=HREK-aDb3Rw

  

IL TESORO DELLA FIAT STORICA...

PRODI PINOCCHIO.jpgDA IL GIORNALE

Roma - L’Agenzia delle Entrate indaga sull’eredità degli Agnelli. Potrebbero esserci capitali per oltre un miliardo all’estero mai dichiarati al fisco. La notizia, diffusa dal Tg5, è confermata dai vertici dell’amministrazione fiscale: l’indagine dell’Agenzia sul "tesoro" degli Agnelli "è stata aperta in seguito alle notizie diffuse dagli stessi eredi sulla esistenza di beni all’estero". Tuttavia, allo stato degli atti non sono a conoscenza della procura di Torino notizie che concretizzino ipotesi di reato.

Avviati i controlli sul tesoro degli Agnelli "Le diatribe sull’eredità sono note da mesi, sono su tutti i giornali e l’Agenzia, sulla notizia di possibili beni all’estero non dichiarati al fisco, come fa sempre ha anche in questo caso aperto l’indagine", ha spiegato il direttore Attilio Befera. I controlli sono stati avviati in concomitanza con l’approvazione del decreto anti-crisi, a fine giugno, che contiene una stretta sui beni detenuti illegalmente nei paradisi fiscali....

CONTINUA http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374011

VIDEO http://www.youtube.com/watch?v=4sU1YDWIOR8

 

domenica 16 agosto 2009

LA PIANISTA ALESSANDRA FORNASA

MUSICA CLASSICA.jpgda Estense Com (10 8)

Il virtuosismo di Alessandra Fornasa a San Paolo


Ancora Virtuosi alla tastiera al chiostro di San Paolo in piazzetta Schiatti  9- Per EstateSpazioMusica brillante concerto della giovane pianista Alessandra Fornasa.

Il suo recital.... Sonata op. 10 n. 3 di Beethoven, la terza del gruppo di tre composizioni scritte tra il 1796 e il 1798. Un brano caratterizzato fin dalle prime battute da un clima di profonda mestizia, intervallato solo da brevissimi momenti più sereni. Secondo una testimonianza di Schindler (amico e "segretario" del Maestro per diverso tempo), Beethoven ebbe a dire del secondo movimento (Largo e mesto): “Ognuno sentirà che esprime lo stato d'animo del malinconico, in tutte le diverse sfumature di luci ed ombre che compaiono nell'immagine della Malinconia.".......

continua  http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=53865&format=html

video  http://www.youtube.com/watch?v=wBc_t-VLGIU

 

MCLUHAN E L'ORIZZONTE POTUMANO

MCLUHAN.jpgMcLuhan posthuman: Immaginatevi un anfibio....

da Comunicalab site

....Ben diversa è invece la visione mcluhaniana. L’estensione dei sensi, la loro esteriorizzazione, la conquista del senso del collettivo, del buon senso, la perdita dei confini rigidi dell’individualità sono tutti aspetti legati al ruolo forte giocato dalla corporeità. È possibile rinvenire nell’interpretazione mcluhaniana della fruizione televisiva un elemento decisivo per delineare la figura del post-uomo: la spersonalizzazione del sentire. La tesi che la fruizione televisiva sia tattile e immersiva e non visiva e frontale è una delle intuizioni più produttive e note del nostro autore. La distinzione tra media caldi e media freddi ha segnato, nella sua accettazione o nel suo rifiuto, molti discorsi mediologici. Oltre allo spostamento dalla lettura (elaborazione di concetti) al sentire (emergenza di percetti), possiamo cogliere anche un’ulteriore slittamento: dal sentire autoriferito del soggetto al sentire spersonalizzato. Di questo sentire non si può cioè predicare l’appartenenza piena al dominio del soggetto: il telespettatore non riesce a controllare le risposte tattile, submuscolari del suo corpo alle sollecitazioni del tubo catodico. Si instaura un rapporto eteroriferito tra un corpo non più controllabile e racchiuso all’interno di schemi mentali e un apparecchio, una macchina. Interno e esterno collidono e si confondono: lo spettatore televisivo “è bombardato da atomi che rivelano l’esterno come interno in un’avventura incessante tra immagini annebbiate e contorni misteriosi” (McLuhan, 1964: 349). Il fatto che McLuhan leghi questa riflessione sulla fruizione televisiva alla descrizione del rapporto tra guidatore e automobile, permette di richiamare anche i rapporti perversi ma intimi tra corpi e veicoli descritti da James Ballard in Crash (Ballard, 1973). Ma la strada ad una visione del post-uomo è aperta dallo stesso McLuhan allorché, osservando il corpo elettrizzato, immaginificamente scrive: “cercate di immaginarvi un anfibio con la sua corazza posta all’interno e gli organi posti esteriormente. Così è l’uomo elettronico con il suo cervello all’esterno della scatola cranica e il suo sistema nervoso a fior di pelle; una creatura simile può essere soltanto di cattivo umore e rifuggire dalla violenza diretta. Può essere paragonata a un ragno abbandonato e rannicchiato nella sua ragnatela sonante che risuona assieme a tutte le altre ragnatele. Non è fatto di carne e sangue, ma è solo un elemento, effimero, di una banca di dati, facilmente dimenticato e perciò frustrato” (McLuhan, Powers, 1986: 126).

Questa visione del post-uomo, al di là di alcune connotazioni negative che andrebbero sviscerate, è da McLuhan inserita nel solco che si scava tra due diverse e contrapposte opzioni evolutive che segnano l’adattamento della nostra vita psichica e biologica alla velocità del cambiamento tecnologico: l’inumano e l’uomo nuovo. La prima opzione è individuata nell’esito estremo dell’industrializzazione, nel momento in cui la “macchina invisibile”, il sistema di cui l’uomo non è più padrone, sovverte la sua stessa umanità. Guardati in quest’ottica, i media si configurano come un “poderoso impianto di distacco” (McLuhan, 1999: 194), come il “grande sistema del Ciò che vuole il pubblico” (Wyndham Lewis citato in McLuhan, 1999: 195). In questa condanna nei confronti del “secolo del materialismo” è evidente l’influenza del cattolicesimo. Ma è anche evidente il rifiuto degli esiti nefasti della dottrina dell’azione, dell’“uomo dell’azione (fronte bassa, mascella d’acciaio, sguardo di pietra, cuore di marmo)”, dell’super-ismo a cui ha messo capo il mondo moderno che “procede attraverso la dialettica della violenza per privazione della materia stessa” (McLuhan, 1999: 2003). McLuhan avverte che ogni attesa rigenerativa nei confronti del superuomo è destinata allo scacco, poiché “oltre il secolo dell’uomo comune ci sono secoli di uomini sempre più comuni” (McLuhan, 1999: 203). Rispetto a questa possibile deriva, la risposta mcluhaniana (sempre inseparabile dalla sua fede cattolica) sembra a prima vista molto conservatrice: egli propone un nuovo umanesimo capace di riconoscere l’eccellenza umana e la necessità del “ritorno degli uomini all’attività razionale”. “La cosa più poetica del mondo è la coscienza umana ordinaria. Mi sembra da subito che questo sia un fondamento molto democratico e profondamente cattolico per qualunque Umanesimo. È cruciale per noi comprendere questa questione nell’era dei cosiddetti mass media” (McLuhan, 1999: 170). Dichiarazioni di questo tipo hanno giustificato letture del pensiero del mediologo canadese in chiave di umanesimo antropocentrico: è il caso nostrano di Gianpiero Gamaleri. Il quale però, pur evidenziando l’attenzione centrata sul “fattore uomo” (Gamaleri, 1976: 36, 79), sul primato dell’uomo, non può non riconoscere che si tratta di “un uomo capace sempre più di modificare la propria conoscenza e la propria azione in conseguenza dei nuovi equilibri sensoriali stabiliti dai media” (Gamaleri, 1976: 79). Ma questa metamorfosi continua provocata dai media dichiara la fine della comprensione dell’uomo definito “da un nucleo solido, una base permanente e stabile del suo essere” (Abbagnano, 1967) e padrone del proprio destino. Dichiara l’impossibilità di stabilire un modello “normale” di uomo in base al quale escludere quelle che sono state dette a lungo “anormalità” (cfr. McLuhan, 1964: 25-26).

A questo punto, però, qualcosa non quadra: da un lato, si è detto che McLuhan apre la strada ad una visione del post-uomo, paragonandolo ad un anfibio o ad un ragno; dall’altro, si leggono richiami a un nuovo Umanesimo. Ci si potrebbe fermare qui, segnalando la compresenza di spinte eterogenee, finanche opposte nel nostro autore. Ma la questione è ben più complessa e riguarda il modo in cui McLuhan pensa la religione: il cristianesimo per lui è essenzialmente religione della carne. Su questa base, che in altra sede andrà sviluppata, si deve comprendere come l’eccellenza umana sia fondata essenzialmente su un elemento di coniugazione e vicinanza con l’alterità, sia essa la carne degli animali o quella del mondo. L’uomo per McLuhan è eccellente in quanto si apre all’ibridazione, si coniuga e si estende (anche nei media, anche grazie ai media). La razionalità o coscienza non è definita, inoltre, con le categorie astratte della metafisica, ma è concretissima (del corpo, dei sensi) capacità di mettere in relazione e non di dividere e astrarre: “la razionalità o la consapevolezza è in se stessa una ratio o un rapporto tra le componenti sensorie dell’esperienza, e non qualcosa di ‘aggiunto’ a quest’esperienza” (McLuhan, 1964: 122).

Una mediologia matura e normale non può dunque che assegnare questo ruolo decisivo alla funzione mediatrice del corpo. Non si può che constatare come in McLuhan una tale esplicita assegnazione sia una conseguenza affatto necessaria del suo tentativo di denunciare la scissione tra medium e messaggio, proposta e imposta per oltre due millenni sulle nostre squadrate lande. Una tale assegnazione ribadisce ancora come l’orizzonte di comprensione della natura umana che ci è aperto dai media non-alfabetici, sia essenzialmente legato ad un luogo -- il nostro corpo. È questo luogo che noi siamo, e non invece un punto (di vista) esterno che dall’alto lo governa o lo percorre. E, nello specifico, un luogo non dato una volta per tutte, ma sempre in continua e radicale mutazione. Un luogo che però si nega alla vista (al dominio della vista) più noi ci approssimiamo ad esso. ( antonio.tursi@unimc.it )

http://www.comuniclab.it/23606/mcluhan-e-l-orizzonte-post-umano

http://www.youtube.com/watch?v=7BGWxndfMko Video