Fare sistema: se la politica manca tocca a finanza e imprese  



Da: Newsletter Financecommunity.it  


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Newsletter N° 215 del 13 novembre 2019

Fare sistema: se la politica manca tocca a finanza e imprese  


di laura morelli

 
Parlare di "sistema paese" in Italia non è semplice, non fosse altro perché è un tema sensibile e delicato. Nel nostro Paese, il sistema, per quanto molti siano convinti del contrario, c'è. Gli strumenti a disposizione - imprese, politica, finanza e quindi risorse - ci sono. Ma si uniscono solo in determinate occasioni, per specifici progetti e in particolari e virtuose situazioni. Non c'è "sistematicità" nel nostro fare sistema e questa carenza diventa evidente quando falliamo (Ilva, Alitalia e gli altri esempi di aziende in crisi lo dimostrano, ma anche, fra le altre cose, l'incapacità di investire i fondi europei).
 
Per capire se si può uscire da questa impasse abbiamo voluto dedicare a questo tema l'incontro di apertura della Financecommunity Week, al quale hanno partecipato Roberto Sambuco, partner Vitale & Co.; Matteo Del Fante, numero uno di Poste Italiane; Franco Bassanini, Presidente Open Fiber; Paolo Gallo, Amministratore Delegato di Italgas; Luigi Gubitosi, ad di Telecom Italia; Vittorio Ogliengo, executive chairman di BNP Paribas Corporate & Institutional Banking Italy; Corrado Passera, ceo illimity e Maurizio Tamagnini, ceo Fsi.
 
Ciò che è emerso con più forza è che l'elemento essenziale, il collante del sistema, è la politica. Ciò che servirebbe e che gli operatori chiedono a gran voce sono politiche - industriali e non solo - capaci di esprimere una visione nel medio-lungo periodo. Politiche chiare e mirate, in grado di creare un suolo fertile per la crescita e lo sviluppo delle aziende del paese, in patria e all'estero. Politiche che facciano della tecnologia, dell'innovazione e dell'ambiente le fondamenta per quella ripresa economica dell'Italia che ancora non si vede dalla crisi del 2008.
 
Come ha ricordato anche Bassanini, "le sinergie pubblico-private sono una delle chiavi del successo e della crescita: la relazione tra questi soggetti, oggi più che mai, deve essere di stampo collaborativo, senza mettere in discussione le dinamiche della libera concorrenza". Tuttavia, la politica dell'ultimo decennio (almeno) ha preferito concentrare il dibattito in maniera prevalente su altre questioni o è stato monopolizzato da emergenze o incombenze che anno dopo anno si proponevano. Sempre Bassanini: "In Italia il pubblico è una delle principali cause di bassa crescita. Altri fattori negativi sono l'incertezza della politica e delle regole nonché quella di applicazione delle stesse". Il problema vero è che almeno nel breve periodo non si vede un cambio della rotta verso la direzione della stabilità, in tutti i sensi. E di tempo a disposizione non ne abbiamo più molto.
 
Esiste dunque una soluzione a questo vuoto politico?  Due gli spunti emersi dal panel fra quelli più significativi sui quali varrebbe la pena riflettere.
 
Il primo è il ruolo delle grandi aziende. Le grandi corporate a partecipazione o controllo pubblici, soprattutto quelle che operano nei settori strategici (le infrastrutture per dirne uno) sono i soggetti più titolati a fare da collante, da filo conduttore, tra il mondo degli investimenti e le piccole e medie imprese (il Progetto Sardegna di Italgas, realizzato con il contributo del fondo europeo Marguerite ne è un esempio).
 
Il secondo, evidenziato da Tamagnini, è la progettualità. Se manca la politica, sta alle aziende portare dei progetti e alla finanza realizzarli. Solo così, sulla base di iniziative specifiche, la politica potrà dare il suo contributo e chiudere il cerchio. E in effetti, come evidenziato all'inizio di questa newsletter, è ciò che sta accadendo.
 
Ma ci si chiede quanto questo possa essere sostenibile nel lungo periodo e fin quando la capacità delle nostre imprese e le risorse della finanza possano andare avanti senza un preciso disegno politico.
 

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