LA MASCHERA E IL VOLTO OVVERO IL CASO QATAR

Che ci fosse il Qatar dietro l'azione destabilizzatrice in Tunisia e per quanto se ne sa anche in Algeria è cosa nota e quindi non nuova. Che poi il Qatar si sia ritagliato da tempo un ruolo di battitore libero nel mondo arabo per i suoi contatti con l'Iran, quasi blasfemi per la comunità sunnita, di cui è capofila l'Arabia Saudita, è altrettanto noto. Che lo zampino del Qatar per ragioni di bottega ci sia dietro le correnti oltranziste islamiche nel mondo è anche a conoscenza di chi segue in filigrana gli affari mediorientali: e ciò non solo in concorrenza al filone saudita strettamente ligio al credo wahhabita-salafita per il controllo delle espressioni più estremiste dell'Islam nel mondo, ma anche per un lavoro sotterraneo anche in sede di Conferenza Islamica Mondiale. Del resto anche il mondo degli imam musulmani ovunque è sotto la lente di ingrandimento dei potentati arabi, in particolare sempre di più di questo Qatar a più facce, che, dietro il volto di centrale d'affari (vedi l'organizzazione dei mondiali di calcio in modo piuttosto disinvolto), cerca di occupare uno spazio sui generis estendendo la sua influenza all'emisfero americano (Venezuela, narcotraffico e terrorismo insieme). L'Arabia Saudita e i suoi alleati che come la gallina che alza la polvere e poi le cade addosso, per dirla con un caro amico giordano che ha studiato in Italia, si trova ora a non riuscire più a controllare la valanga che ha a sua volta provocato e che teme le si ritorca contro. E così anche l'interpretazione e strumentalizzazione del radicalismo sunnita e non più tanto(anzi mai) della Fratellanza Islamica (che per vocazione è contro ai principi e alle monarchie arabe come è stata ed è contro ai regimi (pure dittatoriali) delle élites post-coloniali e militari nell'universo dell'Arabismo e dell'Islam laicizzante è in modo crescente passata a chi finanzia di più:il Qatar. Un Qatar che cerca di scalzare i sauditi, anche a costo di stringere patti d'azione nel Golfo con l'eresia sciita di Teheran. Non si sa se pure la pista pakistana, dove anime diverse concorrono a formare internazionali del terrore nel contesto del dissidio ideologico sciita-sunnita abbia ora preso ordini dal Qatar, ma pare verosimile. La proliferazioni di scuole e di moschee salafite comincia a mettere in crisi la stessa sunna, dalla cui costola sono nati tali organismi che sono, tra l'altro, alla radice delle distorsioni eversive sullo stesso Vecchio Continente. In relazione a queste considerazioni la levata di scudi saudita e degli alleati della monarchia wahhabita culminata con la rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar trova anche spiegazioni ideologiche e di sicurezza, ma non solo. Il Qatar, come si è detto, promuove una politica indipendente in campo energetico (la scoperta di gas naturale in Tunisia e le risorse libiche e algerine avrebbero dovuto essere sabotate per eliminare la concorrenza). Ma gli argomenti non finiscono qui e non è questa, almeno ora, la sede per inoltrarsi si ulteriori dissertazioni. Si vuole qui ricordare, nello scacchiere arabico,da ultimo, l'Oman, Paese di grande tolleranza, dove sono presenti più anime religiose, anche quella indù, sotto l'ombrello di un'Islam ufficiale che non si ispira storicamente né ai sunniti e né agli sciiti. L'Oman si è finora tenuto fuori da tutte le contese e da tutti i conflitti e il sultano di quel Paese ama talmente la cultura e soprattutto l'Italia, che intrattiene relazioni a tutto campo senza offrire il fianco a critiche. Se dunque il Qatar è il volto, i sauditi rischiano ora di perdere la maschera. E l'Occidente sarà chiamato ad una seria riflessioni sulle contraddizioni di cui è disseminata la via del rapporto con l'Islam.
Casalino Pierluigi