BENEDETTO CROCE E L'EUROPA

Nel 1932 Benedetto Croce pubblicò la sua Storia d'Europa nel secolo XIX. Il libro suscitò vasta eco, raccogliendo consenso non solo presso le élites culturali italiane, ma anche all'estero, dove studiosi del livello del francese Augustine Renaudet (storico del Machiavelli e del Rinascimento. In America Charles Beard esaltò Croce con più che lusinghiere espressioni dicendo:"colmo di anni e di onori, coraggioso ed impavido nell'Italia fascista, Croce è una figura dominante nella storiografia contemporanea....La molteplicità e varietà della sua opera testimonia della sua attività instancabile, della vastità del suo sapere, della ricchezza del suo spirito". E concludeva:"Finché Croce vive, l'Italia vive: la vecchia Italia del Rinascimento e di Mazzini: Benché abbia oltrepassato i sessantacinque anni, Croce cinge la corona dell'eterno mattino sulla sua fronte!" Sul significato del percorso intellettuale crociano, si sono soffermati molti studiosi e ciò che soprattutto emerge dall'opera sua è che il libro del 1932 è il primo testo di Croce in cui sia presente una prospettiva politica non solo europea, ma europeistica. Non bisogna dimenticare, infatti, che quando Croce scrisse la Storia d'Europa sembrava aver successo la politica di riappacificazione franco-tedesca, promossa da Briand e da Stresemann. L'avvento al potere del nazismo in Germania nel 1933, e tutto quello che ne seguì, avrebbe travolto le speranze di Croce. "La (prima) guerra mondiale, se ha inasprito certi rapporti tra gli Stati a causa dell'iniquo e stlto trattato di pace che l'ha chiusa, ha accomunato i popoli che si sono sentiti, e sempre meglio si riconosceranno eguali nelle virtù e negli errori, nelle forze e nelle debolezze, sottoposti ad un medesimo fato.....". Diverso e più dolente tono egli userà nei Taccuini, dove il 31 gennaio 1939, scriverà:"Ciò che veramente mi opprime è la condizione degli spiriti in Italia e fuori d'Italia....". La Storia d'Europa evidenzia la duplice portata di un documento straordinario, sia in termini di delineazione del liberalismo nel Continente sia sul fronte della sua unificazione politica, per tornare, però, alle prime considerazioni contenute in questo mio articolo. Dopo la seconda guerra mondiale, Croce scrive: "la fine della civiltà, in cui l'imbarbarimento dei popoli che ridiventano bestie feroci". Croce osservava dunque spesso i popoli civili precipitano in una china di barbarie indegna e fanno cadere l'illusione che la civiltà umana sia  la forma a cui tende e in cui si esalta l'universo. Un processo di involuzione e di declino che sembrava arrestarsi dopo il secondo conflitto mondiale, ma ha ripreso a correre dopo la frammentazione selvaggia del mondo con nuovi e più temibili protagonisti della barbarie.
Casalino Pierluigi