QUALE FUTURO?

"Fate come gli alberi: cambiate le fogli, ma conservate le radici. Quindi cambiate le vostre idee, ma conservate i vostri principi", scrive Victor Hugo. E riprendendo un concetto di Susanna Tamaro: "Con i mattoni si costruisce, grazie alle radici si cresce", si completa la considerazione. Per rimanere sul piano simbolico, si può dire che la radice è generosa e tenace e ti garantisce, con la sua faticosa ricerca dell'acqua, il futuro, un futuro che gà scrive con il suo disegno, con il suo percorso sofferto. La radice, dunque, è sinonimo di umiltà e di forza al tempo stesso, lavorando in silenzio, celandosi sotto terra per donare luminosità e vita alla pianta. La radice è l'origine di tutto e di simbolismo in simbolismo, è l'immagine di tutto, soprattutto di ogni uomo, che insieme frutto e principio. Bisogna essere consapevoli di ciò. Ecco perchè dobbiamo nutrire sentimenti di gratitudine verso coloro che sono stati nostra radice e avere pure senso di responsabilità verso coloro che ci seguiranno nel tempo, che vivranno da noi dopo di noi. Ci viene in mente il monito indimenticabile di Dante Akighieri che, attraverso Ugo Ciapetta, ci lascia l'eterno messaggio (Dante, Paradiso, XX, 43-44): "Io fui radice de la mala pianta che la terra cristiana tutta aduggia". Non esiste uomo senza radici, non esiste civiltà senza radici (farsi "terra e paese" scrive Cesare Paese). Quale perciò il nostro futuro? Un futuro che si fonda sulle radici,quelle radici che sono salde nel passato. Anche il clima è nostra radice, nostra culla: non si capisce perché, per un interesse di un momento, non si sia consapevoli del danno che provochiamo a non riconoscere questa verità.
Casalino Pierluigi