Tavoletta Helipolis "non aver paura di dire" intervista a S. Giovannini *by Fondo Magazine

Heliopolis Edizioni. Non aver paura di dire…

In occasione della prossima uscita del libro/tavoletta collettaneo "non aver paura di dire…" (Heliopolis Edizioni, 130 pagine, 50 euro CLICCA QUI)  – con interventi di: Angela Ales Bello,  Luigi Alfieri,  Alberto Cesare Ambesi,  Umberto Bianchi, Mariano Bizzarri,  Ettore Bonessio di Terzet, Claudio Bonvecchio,  Giuliano Borghi,  Riccardo Campa,  Agostino Carrino,  Vitaldo Conte,  Raimondo Cubeddu,  Giovanni Damiano, Vittorio de Pedys,  Gianfranco de Turris,  Massimo Donà,  Adriano Fabris,  Francesco Franci,  Luca Gallesi,  Romano Gasparotti,  Giuseppe Gorlani,  Luca Grecchi,  Roberto Guerra,  Michelangelo Ingrassia,  Vito Limone,  Luigi Lombardi Vallauri,  Francesco Mancinelli,  Gian Ruggero Manzoni,  Gianluca Montinaro,  Raffaele Perrotta,  Miro Renzaglia,  Antonio Saccoccio,  Andrea Scarabelli,  Giovanni Sessa,  Luca Siniscalco,  Francescomaria Tedesco,  Stefano Vaj,  Marco Vannini,  Marcello Veneziani,  Filippo Venturini,  Piero Visani,  Eduardo Zarelli -  proponiamo l'intervista a Sandro Giovannini a cura di Roberto Guerra

La redazione



Giovannini, dopo la tavoletta, quasi un tablet ante litteram, per Andrea Emo e Giovanni Sessa, ora un secondo – schematizzando – libro d'arte al laser, con circa 40 autori… uno zoom?

Dopo l'ultima tavoletta heliopolis "Nel presente eterno…", che aveva una forte caratura filosofica in quanto produceva una sorta di veloce e concentrata glossa all'importante e riuscita opera monografica di Giovanni Sessa su Emo, abbiamo lavorato per più di un anno, tra ideazione e raccolta consensi, ad una nuova tavoletta, questa volta anche collegata ad un e-book stesso testo, dal titolo: "non aver paura di dire…". Nella curatela ci sono stati, presenti e capaci, Luigi Sgroi e Gianni Bertuccioli.  Abbiamo invitato a rispondere in assoluta libertà, sia di forma che di contenuto, più di 200 intellettuali italiani, principalmente filosofi e pensatori metapolitici ed alla fine abbiano raccolto 42 coautori ed i relativi concisi interventi scritti.  Il carteggio preparatorio è stato per noi, come altre volte e forse ancor più, un lungo viaggio conoscitivo e ben istruttivo.  La richiesta è stata tentata a 360° e credo sia riuscita, con presenze molto diverse per vocazioni, stili e livelli.  Lo scopo: verificare un'indagine su un plesso argomentativo che potrebbe/dovrebbe prescindere dai letteralismi precostituiti. Senza retropensieri.  Ma, la libertà è sempre una scelta ad estremo rischio, pur producendo indubbiamente qualche insuperabile perla che con altro metodo, meno temerario, non sarebbe stata certamente rinvenuta. Il pre-giudizio circonda, come una nube tossica,  ineluttabilmente, questi slanci rari…
Sul piano estetico quasi come certi libri futuristici, per la materia atipica (legno) e appunto le incisioni/parole al laser,  costante del percorso heliopolis, tra filosofia e poetica visiva  e sperimentale?
La tavoletta internamente è un libretto normale, esternamente la copertina è in legno pregiato inciso e traforato a laser con una tecnica del tutto inusuale per l'editoria, (universalmente, direi,  messa in opera solo da noi), questo in linea con la nostra ormai lunga ricerca nel paraeditoriale heliopolis. Certamente… vi è una storia di manufatti, dal 1985, che si vale di tante competenze artigianali rivolte al passato ed assieme al futuro, in un'apparente impossibile sintesi. Con tante idee che hanno, a volte,  traforato la plumbea cupola del pensiero e della distribuzione corretti… Ora in più, l'abbinamento con l'e-book, stesso testo, associa la raffinatezza di una tiratura pregiata che testimonia una sorta di "complessità originaria" (de Santillana), con le utilità telematiche.  In questo il richiamo al futurismo è del tutto congruo e direi che la nostra linea ur-futurista viene ben evidenziata e si traduce in visione immediata, com'è giusto che sia. Anche la scelta dei nostri contenuti (provocazioni ricognitive e/o progetti propositivi), non è per nulla scontata, e quindi possiamo sperare che la forma corrisponda alla sostanza. Nello specifico del "non aver paura di dire…", paura e dire restano giustamente centrali nell'indagine compiuta, che ciascuno ha risolto a suo modo, offrendo un vero spaccato della paura e del dire odierni.  La scelta poi per l'opera corale, conforta una nostra ormai sperimentata prassi, ovvero quella di cercare di muoverci non sempre per sole vie individuali…
La precedente tavoletta, nei contenuti, celebrava il ritorno del filosofo perduto veneto Andrea Emo; ora queste pluripresenze, di matrice anche ideologica diversa, una sorta di Manifesto dell'Oltre destra sinistra?
Certamente l'alternare testi di pura indagine registrativa, sia pur sotto la formula implicita di uno scandaglio veritativo, a testi di più intensa capacità propositiva è tipica della linea Heliopolis ed anche direi della Nuova Oggettività, che è un movimento di pensiero che si batte per il superamento definitivo delle (pur meritevoli) ideologie. La resistenza opposta dagli apparati di potere e dall'immane incidenza della pesanteur, sia a livello intimo che esterno, (…ne abbiamo compiuto delle esegesi, non disprezzabili, anche con forte caratura spirituale ed analitica…) non ci farà deviare dal nostro proposito razionale e passionale assieme; quello del superamento delle dicotomie ontologiche, metapolitiche e partitiche. Ma più che un oltre od un al di là, il vero problema è saper riassumere la storia della modernità come sfida dentro il conflitto destra-centro-sinistra, scontro che però si ripropone nella storia, sotto coperture e parafrasi cangianti, in continuazione…  Quindi senza mai abbandonare un quadro organico di taglio metastorico e sempre semplificando all'estremo, per l'era presente ed in tal senso, potremmo anche dire che accedere ad una nuova chiarificante visione è proprio dirne l'et-et, più che l'alternativa apparente. Tanto più che poi, appena si formulano nuove tesi, sia pur sotto la copertura di una nuova indispensabile ripartenza, per forza di cose e prima o poi, si riaffacciano nuovi muri necessitati e nuove esclusioni operate. In un nuovo contesto, però, idoneo almeno a rinnovare la speranza, nella spaventosa carenza di senso che il vecchio fa svelare prima ed implodere poi per consunzione naturale.  In tale dinamica (che non è soddisfattamente cinica, debolista od anarcoide, ma consapevolmente virile), ogni grandioso ed innovativo movimento politico e civile parte dal tentativo sempre sostanzialmente inatteso ed incredibile (ed in pericolo di prevedibile continuo fallimento… eppure del tutto necessario) di riproporre la novità smarcante riassorbendo le antitesi precedenti sotto una nuova forma, che allontanando – almeno per un poco – le sempre pronte turpi arpie insozzanti le mense, depotenzi l'indisponibilità pre-giudiziale e l'opposizione pre-costituita.  Che sono immani e potentissime.   E' ben immaginabile che tutte le posture caratteriali ingenerose, che tutte le ciniche preferenze allo scontato, che tutte le stupidità diversamente declinate e paludate, e soprattutto i poderosi interessi costituiti e catafratti, sia che si auto od eteroconsiderino di sinistra o di destra, o di centro, (spesso nella livida contrapposizione – in re collaborante – tra moderatismo efferatamente ipocrita e ribellismo cialtronescamente sostitutorio e con quel linguaggio ormai onnipervadente che qualcuno, sapientemente, ha definito farsi totalizzante "simulacro della prassi"), non faranno che cercare di derubricare il tentat(iv)o miracolo, a ripetitiva farsa ed i sacrosanti slanci animici a déjà-vu, sottraendo ai singoli ed ai popoli ogni residua speranza di riscatto.  In questa piccola filippica è ovvio che io segua una linea verbale sottotraccia, non usando necessariamente nomi e cognomi, altrimenti sarei immediatamente sopraffatto dai grilli parlanti… con la loro grande verità strabordante dalla saccoccia… Cerco solo d'insinuare il dubbio che una sommatoria smarcante, aggiri, nella sua pleromatica imagine (ed illusione/finzione estrema – alla Stevens – per intenderci…), nella sua rinnovante iconicità, una Identità Simbolica, capace di donarci, per l'ennesima volta, volontà, speranza e destino. Se poi pensiamo di tradurre tale linea in un oltredestrasinistra direi: molto più destra, molto più sinistra, molto più centro, con una formula che può apparire paradossale, solo perché cerca di superare la logica di non contraddizione.  Qualcosa che sia, più convintamente e pericolosamente, (inter)nazionale, identitario e sociale e quindi potenzialmente universale.
Queste tavolette ricordano clamorosamente il celebre disco del Piooner con i memi al laser stesso della civiltà umana, lanciato a suo tempo oltre il sistema solare ormai, destinato a Terre e Alieni intelligenti "gemelli"….  In chiave terrestre e epocale, in questo nanoeone, nel nuovo medioevo incombente (poco Le Goffaniamente meraviglioso), una specie di microfilm segreto per la memoria futura della bellezza e delle verità oggi pare perdute?
La fuoriuscita dal piccolo contesto terrestre, malamente globalizzato ed in fase di quasi irrimediabile degrado (…medioevo prossimo venturo), ci può essere sempre fornita sia da un'immemoriale intelligenza letteraria che da una "recente" sapienza scientifica (non a caso ci possiamo anche riconoscere in un'autodizione ur-futurista) che s'incontrino in un punto che potrebbe sembrare rammemorazione e speranza, e non solo l'ormai ben auspicato incontro fra le due culture. Così potrebbe rivelarsi visione reale e fattiva ricerca…  Anche qui una disposizione dicotomica toglie energie più che fornire chiavi di lettura adatte, dispone al furor becero, sconclusionato e del tutto acausale e non all'accettazione nobile – seppur dolente – dell'inevitabile… Che significa reazione ed azione,  con la relativa fattiva scelta di campo ed il relativo attivo sereno distacco. Contro un destino ineluttabile che si è cercato, con ogni forza, per quanto onestamente possibile, di contrarre, superare o smarcare…  La favola bella di Arjuna, il puro dei Pandava, è lì ad insegnarcelo, per innumerevoli evi e casistiche…  Non ci si smarca dalla decisione, ci si smarca dall'involontarietà e dalla resa acritica…  La scorciatoia del facilismo non è la semplicità-traguardo.  La massima attenzione (rispetto) che si pone alla vita degli altri, (il contrario esatto del vojeurismo, beato o beota) non ci farà più deboli o più incapaci.  La massima non sottovalutazione delle frasette scioccanti e delle parole-pietre non ci renderà più impotenti di quanto già siamo. La liquidazione irresponsabile da neoconvertiti, di tutti e tutto contro tutto e tutti, con il ghigno insoddisfatto delle paroline in libertà, non ci renderà più meritevolmente fautori di pietas.  Anche se abbiamo uno spasmodico bisogno di "drittura" e di comportamenti "impeccabili" ed il pietismo ipocrita e virale, coltivato ed inculcato da secoli, ci riduce ad un'illogica stolta e forsennata.  Ideologica nel senso deteriore, ovvero inconsapevolmente e con l'utilizzo del solo cervello primordiale e che  impedisce a tutti di trarre, dalla concretezza non evitabile delle condizioni epocali, il miglior viatico per le scelte civili e morali.  Forse le anime/grandi non sono le anime/belle. E quindi comprendiamo che troppo facilmente si può equivocare su un certo stile di vita sobrio, rigoroso, ed al tempo stesso coltivato e rispettoso. E se non possiamo presumere che queste tavolette vadano realmente al di là di qualche segreto piacere e colta rammemorazione, di qualche utile riflessione nello studiolo e in faccia alla gazzarra (ma, speriamo, fra ristrette cerchie di intendenti), possiamo invece ancora credere che la bellezza sia comunque inscindibilmente intrisa alla nostra verità se questa non è solo un gioco, od un stanca farsa di rimasugli epocali, ma una coinvolgente fascinazione… Aperta al sempre possibile, alla scelta che si è data il massimo raggiungibile di libertà dai peggiori condizionamenti.  Che noi si sia in grado, ancora, a viso aperto, d'affrontare…

a cura di  Roberto Guerra

 
"non aver paura di dire…", 130 pagine, 50 euro,
HELIOPOLIS EDIZIONI di  idee  e  materiali  di  scrittura,  Collana  Tabulae,   Gennaio 2015.
Edizioni Heliopolis  di Astelvio Biagini, Via Scialoia 27, 61122, Pesaro, (PU). www.heliopolisedizioni.com    astelviob@libero.it        335.7664456


http://www.mirorenzaglia.org/2014/11/heliopolis-edizioni-non-aver-paura-di-dire/