Mega mostra di Bologna: Sgarbi replica alla Casta dei Professori servi e invidiosi

Nuova, durissima replica ai baroni universitari che lo hanno attaccato
per la mostra «Da Cimabue a Morandi» in programma a Bologna

Sgarbi: «Polemica meschina. Non conoscono

il progetto. Hanno solo assecondato

l'isterica reazione di Daniele Benati»

«Bastava informarsi e non fingere una indignazione che ha visto
130 oche bere su presupposti inesistenti e solitamente indifferenti al prestito di opere d'arte fuori da Bologna. La vicenda è inquietante
perché mostra la leggerezza con cui si firmano appelli privi di senso
da parte di intellettuali conformisti e disinformati»


ROMA - Vittorio Sgarbi torna a replicare all'appello sottoscritto da alcuni baroni universitari, capitanati da Daniele Benati, e da altri studiosi contro l'attesissima mostra «Da Cimabue a Morandi», ideata dallo storico e critico d'arte, che aprirà i battenti nei prossimi mesi a Palazzo Fava a Bologna.

«La polemica - attacca Sgarbi - è senza senso dal momento che, nell'assoluta indifferenza dei firmatari inconsapevoli, l'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello nel 2012 andò da Bologna a Madrid e Parigi, senza alcuna protesta.
Parimenti Cimabue fu esposto, senza turbamento alcuno, alla mostra del Duecento in occasione di «Bologna Capitale Europea della Cultura», mentre il polittico di Giotto sarà prestato per una mostra al Palazzo Reale di Milano durante l'Expo 2015.

E' dunque una polemica meschina e pretestuosa nell'assoluta ignoranza del progetto da parte dei firmatari - accusa Sgarbi - perché asseconda l'isterica reazione di Daniele Benati cui non è stato chiesto di curare un'analoga mostra. Benati ignora che nei rapporti tra il ministero dei Beni Culturali, la Fondazione Carispo e l'Accademia di Bologna, il trasferimento in Palazzo Fava dell'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello è determinato dal comune impegno per ristrutturare le sale della Pinacoteca che ospitano il dipinto. Bastava quindi informarsi e non fingere una indignazione che ha visto 130 oche bere su presupposti inesistenti e solitamente indifferenti al prestito di opere d'arte fuori da Bologna, e persino alla esportazione abusiva di capolavori di Caravaggio e di Annibale Carracci. Ancor più grave, nel caso di Carracci, essendone Benati studioso e curatore dell'ultima mostra.

La vicenda - osserva Sgarbi - è inquietante perché mostra la leggerezza con cui si firmano appelli privi di senso da parte di intellettuali conformisti e disinformati. L'esempio più clamoroso è Anna Ottani Cavina che il giorno prima dell'appello aveva manifestato il suo plauso per l'esposizione di Cimabue, normalmente esposto in una cappella, di difficile accesso, di Santa Maria dei Servi.

In ogni caso, tutto il patrimonio bolognese, nei musei e nelle chiese, è sottostimato e poco visitato. E l'occasione di Palazzo Fava ne è, sicuramente, una efficace rivalutazione. L'autogol dei firmatari - aggiunge Sgarbi - sarà evidente a mostra aperta ma le scuse non verranno per mancanza di serietà e di responsabilità.

Infine la stoccata finale a Montanari: «Per capire il conformismo basta osservare che a fianco della consueta sottoscrizione di Tomaso Montanari, c'è quella di Giancarlo Gentilini, «scopritore» del Crocifisso attribuito a Michelangelo, acquistato dallo Stato con il biasimo di Montanari»

l'Ufficio Stampa
Nino Ippolito