L'Avanguardia come Tradizione 2.0: intervista a Luca Siniscalco

*by ECCOLANOTIZIAQUOTIDIANA ROMA E PROVINCIA
**Luca Siniscalco, milanese, studente di Scienze Filosofiche presso l'Università degli Studi di Milano, è redattore di Luuk Magazine, per cui si occupa di arte nazionale ed internazionale, e di Antarès-Prospettive antimoderne. Ha contribuito ai due volumi collettanei di Nuova Oggettività Al di là della Destra e della Sinistra.
Dopo il Libro Manifesto "Per una Nuova Oggettività", a cura di Sandro Giovannini e Roby Guerra, La Carmelina, Ferrara 2013 e Per quale motivo Israele può avere 400 testate atomiche e l'Iran nessuna? L'impero interiore, a cura di Gianni Bertuccioli, Sandro Giovannini, Luisa Pesante, Paolo Silvestri, Luigi Sgroi, La Carmelina, Ferrara 2013.
I suoi principali interessi si articolano attorno a nuclei tematici di Storia delle idee, Estetica, Filosofia politica, Antimodernismo, Cultura classica.


D- Nella recente presentazione a Roma del progetto e dei libri di Nuova Oggettività, uno dei focus… certamente il tema Avanguardia/Tradizione: sintesi aperta possibile?
Nella vulgata epidemicamente diffusa i termini "avanguardia" e "tradizione" alludono a due dimensioni culturali completamente antitetiche, in quanto incentrate rispettivamente su una fascinazione progressista e falcidiatrice di ogni legame con il precedente autorevole la prima, su di un passatismo statico e conservatore la seconda. Se tuttavia operiamo una ridefinizione più profonda di tali espressioni possiamo rilevare come l'identità abissale di Avanguardia e Tradizione sia riposta altrove, in un territorio dinamico e liminale contrassegnato dall'apertura di senso e dalla proiezione verso l'Aperto.
Tradizione è infatti una fonte perenne ed inesauribile di significato, un'origine eterna nell'essenza ma metamorfica e diveniente nelle manifestazioni: "l'essere si dice in molti modi" aveva già rilevato Aristotele; la molteplicità delle ierofanie si radica in una tensione fra nascondimento e svelatezza, modalità primaria di apparizione dell'originario.
Avanguardia allude etimologicamente all'atto, radicato nei reparti militari avanzati, di portarsi avanti con lo sguardo, in ricognizione. Avanguardia è dunque lo sguardo acuto e pro-fetico, capace cioè di volgersi a quanto è detto-prima giacché detto-da-sempre. Avanguardia è isolarsi dalle contingenze del tempo coevo e dalle logiche abitudinarie e mediocri per operare un cambiamento radicale di prospettiva, una rottura rispetto alle sbarre presentiste in un'ascesi, nel senso etimologico di aiskesis, che è esercizio, cammino verso l'Alto.
In questa prospettiva Avanguardia e Tradizione risultano conciliabili, perlomeno nel senso eracliteo e polemico in base a cui si può affermare che "pur discordando in se stesso, è concorde: armonia contrastante, come quella dell'arco e della lira". (fr. 51)
La relazione fra i due concetti, sostenibile mediante tale riflessione teoretica, pare inoltre particolarmente necessaria pragmaticamente nella nostra contemporaneità: è nel "regno della quantità" e della "fine della storia" che la formulazione di nuove prospettive filosofiche ed esistenziali non può prescindere da un ancoramento alla Tradizione, in quanto fonte di miti, pensiero rammemorante e provenienza del Sacro, ed all'inattualità dell'Avanguardia, come ponte utopico – che non sia utopistico né distopico ! -, attitudine rivoluzionaria, rifiuto della sterile reiterazione in favore del sempre possibile e dell'alterità.
D- Più nello specifico, quali valori Tradizione e Avanguardia veicolano (o non veicolano?) oggi?
Prim'ancora di precisi valori, si tratta di veicolare attitudini esistenziali, stili, posizionamenti di senso. Il binomio Avanguardia/Tradizione può permettere all'uomo moderno, viaggiatore intimorito su una fragile nave stretta fra i flutti della modernità liquida, di ancorare la propria persona ad una visione del mondo alternativa rispetto alla "chiacchera" dominante. Agonismo, eroismo, tensione verso l'originario, rimodulazione del senso, esigenza veritativa, anticonformismo autenticamente esperito e non snobisticamente esibito: la sintesi di queste attitudini si staglia come ottimo pharmakon nel confronto con la crisi, in tutta la duplicità ed ambivalenza che il pharmakon stesso esprime intrinsecamente. É dunque nella decisione che quotidianamente s'impone che ci è concesso sperimentare la modalità acquisita di abitare il mondo, lo sguardo da noi rivolto al cosmo e la consapevolezza della nostra più intima "equazione personale". Avanguardia e Tradizione, inoltre, come rivendicazione audace del criterio estetico, immaginale e mitopoietico, di una Bellezza che la modernità tende a contraffarre nella reificazione seriale (rischio più grave, come nota Slavoj Žižek, rispetto all'astrattismo nichilista): urge una rilettura della teologia estetica di Hans Urs von Balthasar.
D- E per la storia, in particolare, del popolo italiano?
La storia è dapprima tradizione nel senso più immediato di trasmissione, in quanto comunicazione di dati, fatti e notizie che dal passato si dipanano progressivamente nel presente sino a collegarlo al futuro. Ma storia è più radicalmente Tradizione nella sua componente di donazione: è il significato destinale a cui si deve la fondazione di comunità e civiltà, è la cinghia di trasmissione fra generazioni, è quell'istante presente in cui passato e futuro convergono per "fare la storia", come si usa dire. Così l'Avanguardia si inserisce nella storia, la percorre come un fiume carsico per materializzarsi nelle congiunture nodali, determinando rotture di nessi morenti e aperture di nuove prospettive. La storia del nostro Paese è visibilmente dominata dalla dialettica metatemporale di Tradizione e Avanguardia, che in alcune epoche storiche ed in determinati "pensatori-cometa" – per impiegare una nozione coniata da Gilles Deleuze – ha trovato manifestazione sensibile. Julius Evola ne è forse l'esempio più lampante. Così, solo per presentare un altro esempio grazie al riferimento ad un testo di cui ho appena terminato la lettura, il valido studio di Simona Cigliana, "Futurismo esoterico", si può delineare una prospettiva esegetica volta a rilevare l'ampia contaminazione spirituale da parte dell'avanguardia marinettiana. L'immaginario archetipico e simbolico si insedia in un'immanenza trascendente che gli studi di Jung, Hillman, Eliade hanno approfonditamente mostrato. L'imaginarium non si spezza e riemerge continuamente.
Come non pensare inevitabile, dunque, tale connessione in un Paese in cui la Tradizione, espressa dalla Spiritualità Romana e dal Cattolicesimo, ha dialogato – talvolta, perchè no, con veemenza polemica – con l'avanguardismo artistico del Rinascimento, del Barocco e del Futurismo? É in una nuova sintesi, frutto di una logica inclusiva e non separativa, che si pone la sfida per il nostro tempo. Sogno fantasioso forse, esigente però alla base un realistico Amor fati come presupposto di ogni azione.