Biopolitica della vita quotidiana

FUTUROLOGIA  di STEFANO VAJ

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Riproduzione umana: istruzioni per l'uso

Autore: Stefano Vaj

da: Divenire 1, Attualità (2008)

 

 

Un punto non a caso centrale delle crociate anti-transumaniste concerne le tecnologie pertinenti alla riproduzione umana (e del resto più in generale animale). In effetti, la questione dell’autodeterminazione riproduttiva della nostra specie rappresenta un nodo cruciale del passaggio a quello che è stato definito terzo uomo (quello cioè chiamato a succedere al primo uomo ed all'uomo della rivoluzione neolitica), e comunque la 'minaccia' più immediata nel senso di una possibile trasformazione postumana. Non sorprende così che sia proprio su tale aspetto che si concentrano oggi le polemiche e le campagne proibizioniste del bioluddismo di ogni provenienza, con quello di matrice religiosa naturalmente in prima fila.

Il processo, faustiano quanto 'blasfemo', di appropriazione 'tran-sumana' dei nostri meccanismi riproduttivi viene ormai da lontano. Già la scoperta di tecniche di controllo delle nascite affidabili, sicure, e che interferiscono scarsamente con l'esplicazione della vita sessuale degli individui coinvolti 1 , se da un lato potenzialmente facilita oggi il 'suicidio demografico' di alcune popolazioni (tendenza che d'altronde è sempre stata una costante storica dei periodi di decadenza), dall'altro consente una deliberata scelta del partner con cui si desidera procreare e sulla cui prole è destinato a concentrarsi l'investimento parentale dell'interessato.

Se la scelta 'tradizionale' e 'naturale' del partner sessuale è comandata, nell'uomo come negli animali, principalmente dal 'sussurro dei geni' sociobiologico, la scelta procreativa consentita dalla contraccezione diventa una opzione del tutto cosciente e tendenzialmente sganciata dalle pulsioni individuali o (come diversamente accadrebbe specie in coloro che hanno più tendenza alla promiscuità) dal semplice gioco del caso. Ciò naturalmente enfatizza il ruolo della cultura in tale scelta, nonché la responsabilità interamente umana al riguardo nella società moderna. L'identità del proprio partner riproduttivo non può più essere attribuita ad un attimo di... distrazione, ad uno stupro, ad una serata di baldoria, o al primo 'interlocutore' resosi disponibile al termine di un periodo di astinenza forzata.

Similmente, il fatto che l’aborto sia divenuto relativamente sicuro e indolore, e sia stato reso (a prescindere dalle finalità perseguite) sostanzialmente discrezionale, almeno nel primo periodo di gravidanza, dalla maggior parte degli ordinamenti 2 , fa sì d’altronde che diventi impossibile, nel bene e nel male, prevenire una eliminazione e/o selezione prenatale dei nascituri per ragioni sostanzialmente arbitrarie 3 .

La prima inseminazione artificiale umana pienamente documentata risale al 1884, anno in cui Nietzsche termina La gaia scienza, e vede una donna farsi fecondare, tramite l’intervento del ginecologo inglese William Pancoast, con lo sperma di uno studente di medicina, da questa neppure conosciuto. Come ricordato in "Riproduzione umana: dalle origini ai nostri giorni" (Coppola e Coppola, 2007), ciò non fa che prolungare pratiche già utilizzate dagli arabi per le razze equine e descritte in un codice del 1322, e le esperienze di John Hunter e di Michel Augustine Touret nella seconda metà del settecento.

L'importanza pratica della tecnica cambia d’altronde drasticamente negli anni settanta dello scorso secolo, quando la conservazione in azoto liquido degli spermatozoi rese possibile lo stoccaggio di grandi quantità di campioni di sperma, e la loro utilizzazione a piacere, permettendo tra l’altro la selezione delle caratteristiche del donatore, al punto da venire oggi utilizzata su larghissima scala nella riproduzione animale. Così, nella stessa epoca vengono per la prima volta costituite banche del seme che consentono in linea di principio alla madre (o al medico) di scegliere un donatore sulla base di qualsiasi caratteristica o gruppo di caratteristiche siano state ordinatamente registrate all’atto della raccolta, tra cui altezza, corporatura, colore degli occhi, quoziente di intelligenza, background etnico e religioso, e addirittura nazionalità 4 .... C

 

http://www.divenire.org/articolo.asp?id=3