Il saluto di Vittorio Feltri

un paio di mesi fa, in vista della so­spensione di tre mesi poi inflittami dall’Ordine dei giornalisti, ho ce­duto volentieri a te il posto di diret­tore responsabile del Giornale , ri­servandomi quello di direttore edi­toriale nella speranza di rendermi ancora utile. Il passaggio è avvenu­to in sordina, anche se qualcuno lo ha notato lo stesso. Ora che me ne vado del tutto, mi sembra opportu­n­o spiegare ai lettori perché ho pre­so simile decisione. Primo. Non lascio per la secon­da volta questa gloriosa testata per motivi polemici. Anzi. Sono grato a coloro che mi hanno seguito con entusiasmo, e a te, in particolare, per l’aiuto fondamentale che mi hai dato in sedici mesi di lavoro al­lo scopo di rilanciare il nostro quo­tidiano. Secondo. Il problema è che la sanzione disciplinare (a mio avvi­so ingiusta) mi vieta di esercitare la professione fino al 2 marzo 2011. Che faccio intanto? Poiché deside­ro non essere un peso per la reda­zione e per l’azienda, né mi piace stare con le mani in mano, cambio mestiere: mentre sconto la «pena» (il bavaglio) che mi impedisce di scrivere articoli, faccio l’editore. Poiché non posso farlo qui, dato che ce n’è già uno, e molto valido, mi trasferisco a Libero , di dove so­no venuto, che mi ha offerto la pos­sibilità di cimentarmi nel ruolo, ap­punto, di editore (oltre che di diret­tore editoriale) accanto a Mauri­zio Belpietro.....

 

s- IL GIORNALE